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John Patrick Foley, Cardinale e già presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, è morto lo scorso 11 dicembre. Per più di venti anni era stato accanto al cinema italiano. Contribuì alla nascita del Festival Tertio Millenio, portò Alberto Sordi in Piazza San Pietro per il Giubileo e organizzò anche l’incontro di Roberto Benigni con Giovanni Paolo II. Chi lo ha conosciuto ricorda il suo viso sorridente; gli osservatori più attenti venivano colpiti però da quel suo sguardo acuto e, nello stesso tempo, trasparente. I suoi collaboratori raccontano anche le sue lacrime al termine della proiezione di certi film. Non per tutti i film, però. Capace di forti innamoramenti cinematografici, era uno spettatore attento e non sempre quello che vedeva sullo schermo lo convinceva. Il Cardinale John Patrick Foley, statunitense, era prima di tutto un giornalista (aveva diretto anche un giornale americano prima di spostarsi in Vaticano, a Roma) ed era spontaneamente interessato al fenomeno cinematografico. Nel 1987 accompagnò Giovanni Paolo II nell’unica visita pastorale di un pontefice ad Hollywood. È morto a 76 anni, nella sua città, Philadelphia; era malato di leucemia. Per più di venti anni, dal 1984 al 2007, era stato alla guida del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e della straordinaria Filmoteca Vaticana. Insieme con i suoi collaboratori più stretti, Mons. Pierfranco Pastore, Mons. Enrique Planas (inventore e animatore della Filmoteca) e Claudia Di Giovanni (l’attuale direttrice della Filmoteca), Foley lavorò instancabilmente per consentire anche al cinema più laico di avere uno spazio di dialogo con gli altri vescovi e con i rappresentanti più illustri della cultura cattolica. Nella saletta cinematografica del Papa (così veniva chiamata fra gli addetti ai lavori), a Palazzo San Carlo, dentro la Città del Vaticano, Foley convocò molti registi, attori e produttori. Partecipò attivamente alla progettazione e alla nascita del Festival Tertio Millennio dell’Ente dello Spettacolo, il primo festival cinematografico del mondo organizzato con la collaborazione del Vaticano. In diverse occasioni si recò in visita alla Mostra del Cinema di Venezia per premiare gli autori più importanti del cinema mondiale. Organizzò anche il famoso incontro fra Benigni e Giovanni Paolo II. Fu durante l’attesa dell’arrivo del Papa, nell’anticamera di Palazzo San Carlo, che Benigni gli confidò un suo progetto fino ad allora segreto: recitare i versi della Divina Commedia di Dante. Foley raccontava, ridendo, che l’associazione degli scrittori e degli sceneggiatori di Hollywood gli aveva chiesto di iscrivere il nome di Karol Wojtyla fra gli associati. Arrivò a portare Alberto Sordi in Piazza San Pietro per il saluto ufficiale del cinema italiano in occasione della giornata speciale dedicata al mondo dello spettacolo organizzata per il Grande Giubileo del Duemila. Fu un momento veramente emozionante: Sordi ringraziò Wojtyla per quello che faceva per il cinema di qualità. Chi ha lavorato con Foley ricorda la sua passione, la sua competenza e, soprattutto, la sua sorprendente empatia con l’arte cinematografica. Il cinema italiano dovrebbe veramente inventarsi qualcosa per ricordarlo come merita e, soprattutto, per ringraziarlo. Foley costruì un solido ponte per il dialogo fra la Curia e il mondo della comunicazione e dell’entertainment. Sarebbe un peccato disperdere questa eredità.
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Andrea Piersanti


Tutti i profili di Piersanti che girano sono sbagliati. Duesse, per primo, può ricostruire la vera storia. Piersanti ventenne alla fine dei 70 lavorava non retribuito in una radio privata della capitale. Poi, per pagarsi l’università, con alcuni amici aprì un locale diventato subito una leggenda, il famoso “Cappellaio matto” di San Lorenzo (i resti sono ancora lì, a Via dei Marsi, vedere per credere). Il suo primo articolo, fra una birra e montagne di patate da sbucciare, fu un’intervista a Paolo Villaggio. Il pezzo venne rifiutato da tutti i magazine italiani. In quegli anni Villaggio era considerato un comico da 4 soldi: nessuno voleva un’intervista dove parlava di India, droga, giovani e delle sue vacanze da ricco in Sardegna con Suv imponente al seguito quando aveva paura di farsi riconoscere (e menare) dagli impiegati fantozzianamente in fila al molo. Alla fine l’intervista venne spedita a “Linus”, allora diretto da Fulvia Serra. Dopo un’attesa imbarazzante, una telefonata. “È tutto vero? – chiese Fulvia, e poi -. Sa, avevamo deciso di non pubblicare più interviste ma per questa faremmo un’eccezione”. Così iniziò il percorso professionale di Piersanti: dalla cucina di un pub fino alla Presidenza dell’Istituto Luce. In trent’anni ha fatto talmente tante cose (l’invenzione e la costruzione di www.cinematografo.it, Benigni dal Papa, l’Ente dello Spettacolo, ecc.) che qui lo spazio no…(to be continued)


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