e-duesse.it / Editorial(ist)i / Andrea Piersanti

navigation

Così mentre in Italia la maratona di Netflix è già iniziata (ma noi ci stiamo ancora allacciando le scarpe), negli Usa si è aperto un nuovo fronte che non può non far riflettere il mondo degli esercenti. A metà ottobre, Netflix ha lanciato il suo nuovo film: Beasts of No Nation. Il film è stato scritto e diretto da Cary Fukunaga ed è basato sul romanzo omonimo di Uzodinma Iweala. Racconta la storia di Agu, interpretato dall’esordiente Abraham Attah, costretto a diventare un bambino soldato sotto la guida di uno spietato Comandante, interpretato da Idris Elba. Dopo essere stato presentato a Venezia (Abraham Attah ha vinto il Premio Marcello Mastroianni) e a Toronto, il film è stato distribuito on line su Netflix e in contemporanea, novità inquietante, anche in molte sale cinematografiche americane. È scoppiato il finimondo. La rivista americana Wired ha titolato, senza mezzi termini, “Gli esercenti sono furiosi per il nuovo film di Netflix”. All’inizio dell’anno le principali catene di sale cinematografiche americane, AMC, Regal, Cinemark e Carmike, si erano rifiutate di programmare il film. A sorpresa, però, Netflix ha annunciato lo stesso la distribuzione anche theatrical. Il film, dal 16 ottobre, è così entrato nel circuito Landmark. «Netflix non è seriamente impegnata nel theatrical», ha detto Patrick Corcoran, vice presidente della National Association of Theatre Owners. Sarà. Intanto Beasts of No Nation è il primo lungometraggio di finzione prodotto da Netflix. È costato circa 12 milioni di dollari (una cifra non banale per un prodotto indipendente). Secondo Corcoran, che cerca di buttare acqua sul fuoco, lo scopo di Netflix però non è la competizione theatrical. «È solo una questione di public relation. Stanno cercando una nomination all’Oscar», ha detto Corcoran ai furiosi esercenti americani. La finestra di sfruttamento theatrical, che Netflix ha azzerato in un solo colpo, negli Usa è (sarebbe) ancora di 90 giorni. Sono spariti in un attimo. Netfllix ha già programmato i prossimi impegni theatrical, come i nuovi film di Adam Sandler. Eccetera. Tranquilli? Manco per niente. Perché, alla fine, dici Netflix e, ormai, potresti anche non capire o, peggio, non ricordare. «Siamo come i vecchi libri di carta», ripete Reed Hastings, cofondatore di Netflix. Spera così di non spaventare imprenditori e manager di tv e cinema. Ma nessuno gli crede, neanche in Italia. Campo Dell’Orto, per esempio, ha subito messo fra le priorità il lancio di un servizio Svod. Anche Telecom, Mediaset e Sky non stanno perdendo tempo. Ma è già diventata faticosa, oltre i limiti di guardia, la loro rincorsa al modello di business che ha ucciso Blockbuster e che, con il successo di House of Cards, ha rivoluzionato, in un attimo, il mercato delle serie. E gli esercenti? Sembra la maledizione declamata da Shakespeare. Netflix rischia veramente di trasformarsi nel mostro dagli occhi verdi che distrugge e manda in malora ciò di cui si nutre?

Andrea Piersanti


Tutti i profili di Piersanti che girano sono sbagliati. Duesse, per primo, può ricostruire la vera storia. Piersanti ventenne alla fine dei 70 lavorava non retribuito in una radio privata della capitale. Poi, per pagarsi l’università, con alcuni amici aprì un locale diventato subito una leggenda, il famoso “Cappellaio matto” di San Lorenzo (i resti sono ancora lì, a Via dei Marsi, vedere per credere). Il suo primo articolo, fra una birra e montagne di patate da sbucciare, fu un’intervista a Paolo Villaggio. Il pezzo venne rifiutato da tutti i magazine italiani. In quegli anni Villaggio era considerato un comico da 4 soldi: nessuno voleva un’intervista dove parlava di India, droga, giovani e delle sue vacanze da ricco in Sardegna con Suv imponente al seguito quando aveva paura di farsi riconoscere (e menare) dagli impiegati fantozzianamente in fila al molo. Alla fine l’intervista venne spedita a “Linus”, allora diretto da Fulvia Serra. Dopo un’attesa imbarazzante, una telefonata. “È tutto vero? – chiese Fulvia, e poi -. Sa, avevamo deciso di non pubblicare più interviste ma per questa faremmo un’eccezione”. Così iniziò il percorso professionale di Piersanti: dalla cucina di un pub fino alla Presidenza dell’Istituto Luce. In trent’anni ha fatto talmente tante cose (l’invenzione e la costruzione di www.cinematografo.it, Benigni dal Papa, l’Ente dello Spettacolo, ecc.) che qui lo spazio no…(to be continued)


Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30