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Le cose cambiano, incredibilmente, anche nel cinema italiano. Lo dimostra il progetto per un mercato unico del cinema e della tv che sta prendendo forma a Roma (con buona pace delle aspirazioni veneziane di Baratta e Barbera). Anica e Apt hanno finalmente “fatto pace con il cervello” (come abbiamo auspicato più volte) e stanno lavorando insieme per costruire una nuova vetrina italiana del prodotto audiovisivo. Cinema, televisione (con le web series e i videogiochi) avranno la possibilità di partecipare ad un’unica iniziativa commerciale di promozione sul mercato internazionale. I Doc Screenings organizzati a Palermo da Doc.it, il (nuovo) Mercato del cinema e della tv di Roma (già Business street della Fondazione Cinema) e la Milan Games Week di Aesvi, nel 2015 si svolgeranno in autunno quasi simultaneamente (tutti e tre nell’arco di 10/12 giorni), saranno finanziati dal Mise e saranno coordinati dalla regia dell’Ice di Riccardo Monti. Si tratta di un salto di qualità mentale prima ancora che organizzativo. Per volontà espressa del viceministro Carlo Calenda (Mise) questa nuova vetrina avrà un finanziamento extra di un milione e mezzo di euro. Un budget di tutto rispetto e molto competitivo. A fianco di Calenda sta agendo con instancabile abilità Roberto Cicutto, un uomo che ha acquistato una centralità inedita e tutto sommato inaspettata. E’ vero che era stato lui il primo a mettere allo stesso tavolo Mise e Mibact per parlare della promozione del cinema italiano all’estero. Probabilmente però nessuno, neanche lui, si aspettava una simile progressione. Anica (Riccardo Tozzi e, soprattutto, Stefano Balassone) e Apt (Marco Follini, un’altra sorpresa per il settore) stanno collaborando come non avevano mai fatto prima. Carlo Degli Esposti, in tempi non sospetti, aveva dato battaglia per il progetto di una federazione unica dell’audiovisivo. Non era stato capito e se ne era andato dall’Apt sbattendo la porta. Adesso, invece, le cose sono cambiate. Cinecittà, tramite Cicutto, aveva inizialmente lanciato la propria candidatura per la gestione diretta del nuovo mercato unico. Calenda, però, ha scompaginato questa trama e ha chiesto che la nuova iniziativa fosse più “business oriented”. Da qui la decisione di affidarne la regia a Ice e di coinvolgere Anica e Apt. Cinecittà si è dovuta accontentare, si fa per dire, di entrare nel cda della Fondazione Cinema per Roma con la dote del milione di euro messo a disposizione dal Mibact. Per la Fondazione cinema, molto attiva sul fronte della nuova iniziativa è Diamara Parodi: ha lavorato per anni a Business Street e ha sposato con entusiasmo il progetto di Calenda. Per Apt, con riunioni interminabili, mail e sms frenetici e bocche rigorosamente cucite, si sta dando da fare Chiara Sbarigia, molto rispettata e molto amata dai produttori tv italiani, fin dai tempi di Bixio. Sul fronte Anica c’è infine Roberto Stabile, il vero motore silenzioso ma efficientissimo delle nuove strategie di Ice sull’audiovisivo. Concluse con piena assoluzione alcune stupide vicende legali del passato, Stabile ha rilanciato la promozione all’estero del nostro cinema ed era inevitabile quindi che fosse lui a chiudere il terzetto dei supertecnici.

Andrea Piersanti


Tutti i profili di Piersanti che girano sono sbagliati. Duesse, per primo, può ricostruire la vera storia. Piersanti ventenne alla fine dei 70 lavorava non retribuito in una radio privata della capitale. Poi, per pagarsi l’università, con alcuni amici aprì un locale diventato subito una leggenda, il famoso “Cappellaio matto” di San Lorenzo (i resti sono ancora lì, a Via dei Marsi, vedere per credere). Il suo primo articolo, fra una birra e montagne di patate da sbucciare, fu un’intervista a Paolo Villaggio. Il pezzo venne rifiutato da tutti i magazine italiani. In quegli anni Villaggio era considerato un comico da 4 soldi: nessuno voleva un’intervista dove parlava di India, droga, giovani e delle sue vacanze da ricco in Sardegna con Suv imponente al seguito quando aveva paura di farsi riconoscere (e menare) dagli impiegati fantozzianamente in fila al molo. Alla fine l’intervista venne spedita a “Linus”, allora diretto da Fulvia Serra. Dopo un’attesa imbarazzante, una telefonata. “È tutto vero? – chiese Fulvia, e poi -. Sa, avevamo deciso di non pubblicare più interviste ma per questa faremmo un’eccezione”. Così iniziò il percorso professionale di Piersanti: dalla cucina di un pub fino alla Presidenza dell’Istituto Luce. In trent’anni ha fatto talmente tante cose (l’invenzione e la costruzione di www.cinematografo.it, Benigni dal Papa, l’Ente dello Spettacolo, ecc.) che qui lo spazio no…(to be continued)


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