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Allora diciamocela ‘na cosetta. Parlo con i due grandi vecchi del cinema italiano: riccardo tozzi e roberto cicutto. Sotto lo sguardo attento di paolo del brocco e di giampaolo letta, avete teleguidato franceschini verso una riforma del settore di tipo centralista, avete fatto aumentare tempi, deroghe e competenze del tax credit e avete portato il mise (e l’ice) a mettere soldi e testa nella promozione all’estero del nostro cinema. Bravi: ve ne abbiamo riconosciuto il merito in più occasioni, anche in questa rubrica. Adesso, con buona pace dei vari mieli, gianani, giuliano, cima eccetera, avete lanciato la vostra morbida rete di relazioni anche nel fantastico mondo internazionale di murdoch. Sky, che sta scalando le simpatie degli italiani, e che sta rovinando i sogni di gloria di netflix, è l’interlocutore giusto per andare avanti e guardare al futuro con maggiore ottimismo. Per cui tutto bene. Ma ne siamo sicuri? Bollorè, come aveva già provato a fare napoleone all’inizio dell’ottocento, ha deciso di scendere in italia. Compra, acquista, spende. Ha un obiettivo intelligente e grandioso: costruire la prima vera media company europea. Una società che sia in grado di viaggiare veloce sulle reti di nuova generazione e che sia capace di produrre una strategia editoriale più compatibile con le stravaganti diete mediatiche (cross mediali e multipiattaforma) dei millenials. E noi? Sorridiamo contenti mentre arriva il cetriolo? A leggere i giornali, sembra proprio che il nostro paese sia facilmente scalabile. Telecom e mediaset si sono inchinate prontamente al nuovo napoleone. Ma non sembra la cosa giusta da fare. Noi, infatti, possiamo fare meglio di così. Dobbiamo fare meglio di così. Il futuro dell’economia nazionale (enogastronomia, design, turismo) si regge in parte anche sulla nostra capacità di storytelling. Narrare la meraviglia del valore aggiunto del nostro paese è una delle poche contropartite che la comunità nazionale possa chiedere al sistema cinema e tv. Se lasciamo che le leve di comando del nostro storytelling nazionale vengano manovrate da francesi e inglesi (da sempre, nostri competitor nell’enogastronomia, nel design e nel turismo), corriamo il rischio di affondare nella nuova melassa digitale dell’entertainment prossimo venturo. L’alternativa è a portata di mano. Campo dell’orto, nel suo bunker a viale mazzini, sta disegnando le strategie del servizio pubblico. In azienda potrebbe essere supportato da de siervo (uno che conosce bene il mercato internazionale) e da giancarlo leone (uno che conosce benissimo cinema e tv). Per fare che? Ma è semplice. Invece di andare in giro a pietire l’attenzione (e i denari) di francesi o inglesi, costruiamo noi, in italia, la più grande media company europea. Andiamo sui mercati internazionali a comprare e a scalare le società che hanno bisogno di investimenti e di aperture in nuovi mercati. Un sogno impossibile? Ne siamo così sicuri? L’alternativa la conoscete già. La panchina ai giardinetti. Chi vivendi, vedrà.

Andrea Piersanti


Tutti i profili di Piersanti che girano sono sbagliati. Duesse, per primo, può ricostruire la vera storia. Piersanti ventenne alla fine dei 70 lavorava non retribuito in una radio privata della capitale. Poi, per pagarsi l’università, con alcuni amici aprì un locale diventato subito una leggenda, il famoso “Cappellaio matto” di San Lorenzo (i resti sono ancora lì, a Via dei Marsi, vedere per credere). Il suo primo articolo, fra una birra e montagne di patate da sbucciare, fu un’intervista a Paolo Villaggio. Il pezzo venne rifiutato da tutti i magazine italiani. In quegli anni Villaggio era considerato un comico da 4 soldi: nessuno voleva un’intervista dove parlava di India, droga, giovani e delle sue vacanze da ricco in Sardegna con Suv imponente al seguito quando aveva paura di farsi riconoscere (e menare) dagli impiegati fantozzianamente in fila al molo. Alla fine l’intervista venne spedita a “Linus”, allora diretto da Fulvia Serra. Dopo un’attesa imbarazzante, una telefonata. “È tutto vero? – chiese Fulvia, e poi -. Sa, avevamo deciso di non pubblicare più interviste ma per questa faremmo un’eccezione”. Così iniziò il percorso professionale di Piersanti: dalla cucina di un pub fino alla Presidenza dell’Istituto Luce. In trent’anni ha fatto talmente tante cose (l’invenzione e la costruzione di www.cinematografo.it, Benigni dal Papa, l’Ente dello Spettacolo, ecc.) che qui lo spazio no…(to be continued)


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