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Sfido chiunque a spiegare quali danni può provocare all’industria dell’entertainment il “buco analogico”, o “analog hole”. Battute facili a parte, lo spiega Gianni Celata, docente di economia dei media presso La Sapienza di Roma, con un nuovo libro che si intitola, poeticamente, Blowing in the web. L’opera è pubblicata da Raffaele Barberio (fondatore - direttore di Key4biz e pioniere del libro elettronico in Italia). Celata affronta il tema dell’evoluzione digitale del mercato musicale, fra pirateria, siti peer to peer e nuovi modelli di business. L’idea è che se si riesce a capire cosa sta succedendo con la musica più facilmente si potranno evitare errori di fronte alle nuove sfide digitali che ormai pressano da ogni lato anche il mercato cinematografico. Con un sadismo pari solo alla sua ironia, Celata ha voluto organizzare la presentazione del volume nella sede dell’Agis e ha chiesto proprio a Paolo Protti, presidente dell’associazione degli esercenti, di intervenire fra i primi. È stato un po’ come organizzare la festa per gli e-book in una carteria e chiedere ai tipografi se fossero contenti. Bastava vedere il viso scuro di Protti per capire. «Il digitale, il consumo di contenuti in mobilità, la condivisione dei social network, sono il futuro. Ma quali windows di sfruttamento! Il consumatore decide dove e come prendere contatto con l’offerta, in piena libertà e senza limiti. Opporsi è inutile», ha detto il giornalista Ernesto Assante. «Come può uno scoglio arginare il mare? Imparare a navigare è necessario», gli ha fatto eco lo stesso Celata. Protti era scuro in volto. «Per noi è un problema. Non possiamo stare con le mani in mano ad aspettare l’inevitabile», ha detto. Al tavolo c’erano anche Giampaolo Letta, che non ha perso una battuta, e il capo di Universal, Richard Borg. «Ho passato le ultime due settimane in Usa per alcuni seminari di aggiornamento organizzati dal nostro nuovo proprietario, Comcast», ha detto Borg. Comcast è il più grande operatore via cavo, home Internet e service provider del Nord America, e il terzo più grande operatore telefonico degli Usa. Come a dire: il nemico giurato del cinema. «Ma sono i contenuti che non perderanno mai valore. I media come la tv, la sala, il telefonino, il pc, sono destinati a scomparire. La nuova filosofia del cloud computing renderà obsoleto il concetto stesso di device. Solo i contenuti rimarranno e avranno sempre più valore», ha spiegato Assante. Borg ha raccontato quali sono i nuovi modelli di business che vengono sperimentati in Usa per combattere la pirateria. «Il problema vero, però, è che questo fenomeno non viene studiato seriamente», ha detto Celata. Nel suo libro ha messo a confronto tre dei più importanti studi internazionali sulla pirateria. Il risultato è sconcertante. I dati non coincidono. «Quali sono i veri danni della pirateria?», si è chiesto Celata. Blowing in the web, oltre alle utili informazioni, ha il pregio di proporsi al lettore come una corrente di intelligenza critica in un momento in cui le idee sul digitale sono poche e confuse. «Carpe Diem, cogli l’attimo, quam minimum credula postero, confidando il meno possibile nel domani. Ma è il domani atteso e scontato quello su cui non si deve confidare, il domani che l’innovazione tecnologica inesorabilmente scompagina. Ecco allora che Carpe Diem Industry potrebbero definirsi quelle imprese che non si fanno intorpidire dai risultati consolidati ma si rimodulano su quanto l’innovazione gli offre», scrive Celata. Ah, a proposito. Il “buco analogico”, o “analog hole”, è la trappola dove cadono tutti i sistemi di DRM (Digital Rights Management) che si usano per tracciare gli utilizzi di film, foto, testi e musica sul web. «Fondamentale debolezza insita in ogni sistema anticopia di DRM, consiste nel fatto che un segnale digitale, una volta convertito in analogico, è suscettibile di riconversione digitale in un formato non protetto», scrive Celata. Appunto. Come può uno scoglio...

Andrea Piersanti


Tutti i profili di Piersanti che girano sono sbagliati. Duesse, per primo, può ricostruire la vera storia. Piersanti ventenne alla fine dei 70 lavorava non retribuito in una radio privata della capitale. Poi, per pagarsi l’università, con alcuni amici aprì un locale diventato subito una leggenda, il famoso “Cappellaio matto” di San Lorenzo (i resti sono ancora lì, a Via dei Marsi, vedere per credere). Il suo primo articolo, fra una birra e montagne di patate da sbucciare, fu un’intervista a Paolo Villaggio. Il pezzo venne rifiutato da tutti i magazine italiani. In quegli anni Villaggio era considerato un comico da 4 soldi: nessuno voleva un’intervista dove parlava di India, droga, giovani e delle sue vacanze da ricco in Sardegna con Suv imponente al seguito quando aveva paura di farsi riconoscere (e menare) dagli impiegati fantozzianamente in fila al molo. Alla fine l’intervista venne spedita a “Linus”, allora diretto da Fulvia Serra. Dopo un’attesa imbarazzante, una telefonata. “È tutto vero? – chiese Fulvia, e poi -. Sa, avevamo deciso di non pubblicare più interviste ma per questa faremmo un’eccezione”. Così iniziò il percorso professionale di Piersanti: dalla cucina di un pub fino alla Presidenza dell’Istituto Luce. In trent’anni ha fatto talmente tante cose (l’invenzione e la costruzione di www.cinematografo.it, Benigni dal Papa, l’Ente dello Spettacolo, ecc.) che qui lo spazio no…(to be continued)


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