e-duesse.it / Editorial(ist)i / Andrea Piersanti

navigation

Facciamo finta di niente perché non sappiamo più cosa fare. Come direbbe Verdone in Viaggi di nozze, agli adolescenti abbiamo fatto di tutto. «Si semo tajati, si semo tinti, si semo lavati» (con la mano a cucchiara), ma niente. Agli adolescenti di oggi, del cinema, non importa nulla. Soprattutto del cinema italiano. I nostri adolescenti, che sono quelli che dovrebbero decidere le sorti al botteghino, sono ormai diventati come il pubblico cinese. Basta un po’ di rumore, qualche bella esplosione e degli attori che non sembrino proprio dei «vecchi de m...», come canta Giancane a Radio Rock. Questo basta e avanza. Ma basta per dedicare al film solo un po’ di attenzione. Non tanta, solo un po’. I teaser dei film, massimo tre minuti, possono passare così da telefonino a telefonino, via whatsapp o via telegram. Ed essere condivisi su Facebook. Facebook, ha scritto Rosie Ifould di The Guardian, è «un’arma di distrazione di massa», studiata scientificamente per impedire di prestare attenzione al mondo reale. I ragazzi che possiedono uno smartphone connesso al web sono ormai più del 90%. Passano davanti allo schermo dei loro telefonini anche tre ore al giorno e quest’anno, per la prima volta, il tempo sugli smartphone ha superato quello per la tv. I dati valgono per i ragazzi italiani, ma le percentuali sono simili in molti paesi occidentali. Henry, inglese, sedici anni, parla con i giornalisti di The Guardian via Skype. Rimbalza su è giù continuamente su una grande palla e non si ferma mai, neanche per rispondere. «Dormo con il mio telefono sul cuscino», dice saltando da una parte all’altra della stanza. Preoccupato per il rischio di tumori? «Oh no!», dice. Rimbalzo. Rimbalzo. «Voglio dire, ah, se avessi un tumore al cervello, avrei qualcosa da mettere su Twitter», (to tweet up). Henry sorride ed è sicuro di sè, racconta la Ifould che per The Guardian si occupa anche di psicologia. «Ho il sospetto che pensi che tutta questa attenzione al tempo che lui dedica ai social media sia come fare un sacco di storie per niente, ma è troppo educato per dirlo», scrive. Nel 2001, Marc Prensky inventò il termine “nativo digitale”. «Il termine è diventato rapidamente una scorciatoia semantica, è aperto a interpretazioni errate», dice la Ifould. La redazione di The Guardian ha chiesto ad un gruppo di ragazzi di fare a meno dei loro smartphone per qualche giorno. «Ok» hanno detto. Appena terminato l’esperimento, però, i ragazzini sono volati di nuovo sui loro telefoni. Perché? Paura della noia e di essere tagliati fuori dalla vita sociale dei loro coetanei. Una volta bastavano film come San Valentino rosso sangue (2009, ma sembra passato un secolo) per convincere gli adolescenti ad andare al cinema. Ma adesso? Chi è in grado di competere con Facebook o con gli altri social, potenti arme di distrazioni di massa? Se tutto il nostro amore per il cinema deve stare dentro un video di tre minuti da guardare su uno smartphone... Parliamone.

Andrea Piersanti


Tutti i profili di Piersanti che girano sono sbagliati. Duesse, per primo, può ricostruire la vera storia. Piersanti ventenne alla fine dei 70 lavorava non retribuito in una radio privata della capitale. Poi, per pagarsi l’università, con alcuni amici aprì un locale diventato subito una leggenda, il famoso “Cappellaio matto” di San Lorenzo (i resti sono ancora lì, a Via dei Marsi, vedere per credere). Il suo primo articolo, fra una birra e montagne di patate da sbucciare, fu un’intervista a Paolo Villaggio. Il pezzo venne rifiutato da tutti i magazine italiani. In quegli anni Villaggio era considerato un comico da 4 soldi: nessuno voleva un’intervista dove parlava di India, droga, giovani e delle sue vacanze da ricco in Sardegna con Suv imponente al seguito quando aveva paura di farsi riconoscere (e menare) dagli impiegati fantozzianamente in fila al molo. Alla fine l’intervista venne spedita a “Linus”, allora diretto da Fulvia Serra. Dopo un’attesa imbarazzante, una telefonata. “È tutto vero? – chiese Fulvia, e poi -. Sa, avevamo deciso di non pubblicare più interviste ma per questa faremmo un’eccezione”. Così iniziò il percorso professionale di Piersanti: dalla cucina di un pub fino alla Presidenza dell’Istituto Luce. In trent’anni ha fatto talmente tante cose (l’invenzione e la costruzione di www.cinematografo.it, Benigni dal Papa, l’Ente dello Spettacolo, ecc.) che qui lo spazio no…(to be continued)


Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31