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E A CHI I POLITICI? A NOI!

Ma dai, che a leggerlo non ci credi neanche: pensi ad uno scherzo. Invece no. È proprio vero: alla presidenza dell’Anica è stato eletto Rutelli (ma sì, proprio lui, l’ex “migliore sindaco di Roma”), che neanche l’imitazione che ne faceva Guzzanti su Rai Tre (il sottopassaggetto) aveva mai toccato vette simili. Come se non fosse già abbastanza avere Follini a capo dei produttori tv. Adesso anche Rutelli all’Anica. Una volta, almeno, il cinema proponeva attori per la politica. Schwarzenegger in California e Reagan alla Casa Bianca furono i due grandi, e insuperati, capolavori di Hollywood. Adesso, invece, succede il contrario. La “politica - politicante” fornisce manager al mondo del cinema. Uno scherzo così neanche gli sceneggiatori di Boris (buonanima, la serie, non gli sceneggiatori) avrebbero potuto inventarlo. Siccome, però, si tratta di una notizia seria, non di una bufala di quelle che girano su Internet, ci tocca fermarci un attimo a riflettere. Il cinema è arte allo stato puro. Fantasia al potere, ombre magiche sullo schermo, la materia stessa di cui sono fatti i sogni. Il cinematografo è anche industria ma, prima dei soldi, nella catena della produzione ciò che conta sono le capacità e i talenti delle persone che hanno dedicato tutta la loro vita al cinema. Mani preziose che danno forma, ogni giorno, a meraviglie sempre nuove. I produttori, si sa, non sono quasi mai belle persone (scherziamo): sempre a contare i denari e a cercare scorciatoie per arricchirsi. Ma i produttori cinematografici sono una élite ormai indispensabile per la cultura contemporanea. Le loro scelte condizionano il percorso della letteratura multimediale del terzo millennio e rappresentano l’ultimo avamposto dei “cani da guardia” contro gli eccessi della politica “politicante” (commedia all’italiana docet). Se così non fosse, alla presidenza dell’Anica non si sarebbero alternati dei maniaci del cinema come Carmine Cianfarani, o Paolo Ferrari, o Riccardo Tozzi. Persone diverse per cultura e attitudini ma accomunati dalla scelta di un matrimonio indissolubile ed esclusivo con la settima arte. Persino ai tempi di Mussolini o di Andreotti, i politici facevano la politica e lasciavano che fossero i cinematografari a fare il cinema. Oggi invece i produttori italiani rischiano di abdicare al ruolo di alfieri della libertà e del migliore pensiero critico della modernità e si confondono (e si mischiano) con la “politica - politicante”. È un peccato. Rutelli è una brava persona (veramente rimpiangiamo ancora il migliore sindaco di Roma) ma è un politico di professione. Il cinema è un’altra cosa, deve essere un’altra cosa. Anche nell’interesse della stessa politica. Il cinema è sogno, è rabbia, è dolore, è speranza. È un pianto, è un sorriso. Se si confonde e si mischia con la politica, però, qualcosa di questo sogno, di questa passione, di queste lacrime nascoste nel buio di una sala, qualcosa di questo sorriso e della storia del cinema italiano, si perde per sempre.

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Andrea Piersanti


Tutti i profili di Piersanti che girano sono sbagliati. Duesse, per primo, può ricostruire la vera storia. Piersanti ventenne alla fine dei 70 lavorava non retribuito in una radio privata della capitale. Poi, per pagarsi l’università, con alcuni amici aprì un locale diventato subito una leggenda, il famoso “Cappellaio matto” di San Lorenzo (i resti sono ancora lì, a Via dei Marsi, vedere per credere). Il suo primo articolo, fra una birra e montagne di patate da sbucciare, fu un’intervista a Paolo Villaggio. Il pezzo venne rifiutato da tutti i magazine italiani. In quegli anni Villaggio era considerato un comico da 4 soldi: nessuno voleva un’intervista dove parlava di India, droga, giovani e delle sue vacanze da ricco in Sardegna con Suv imponente al seguito quando aveva paura di farsi riconoscere (e menare) dagli impiegati fantozzianamente in fila al molo. Alla fine l’intervista venne spedita a “Linus”, allora diretto da Fulvia Serra. Dopo un’attesa imbarazzante, una telefonata. “È tutto vero? – chiese Fulvia, e poi -. Sa, avevamo deciso di non pubblicare più interviste ma per questa faremmo un’eccezione”. Così iniziò il percorso professionale di Piersanti: dalla cucina di un pub fino alla Presidenza dell’Istituto Luce. In trent’anni ha fatto talmente tante cose (l’invenzione e la costruzione di www.cinematografo.it, Benigni dal Papa, l’Ente dello Spettacolo, ecc.) che qui lo spazio no…(to be continued)


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