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Il cinema delle vecchie

Il cinema delle vecchie ha avuto il suo momento alla Mostra del Cinema di Venezia. Non si parla in questo caso però delle signore un po’ âgée che arrancano ancora (e da anni) per le sale del Lido. No, sono signore che amiamo e che non metteremmo mai in un nostro articolo. Daje forte (e continuate a farci sognare)! Le vecchie di cui si parla qui invece hanno ben altra natura. Una in particolare. Si tratta della stessa Mostra del Cinema di Venezia: è nata nel 1932 e vanta ormai ben 75 (splendide) edizioni. Una vita ben spesa. Anche quest’anno ha fatto parlare di sé e ha messo in programma i film di Netflix, una specie di spoiler su come potrebbe finire la storia del cinema se i film non fossero più programmati nelle sale cinematografiche. Cannes, un’altra gajarda vecchietta del cinema (di pochi anni più giovane di Venezia), invece aveva detto di no al cinema dello streaming. Come tutte le vecchie rispettabili (e Venezia è molto rispettabile), la Mostra non ha fatto commenti. Si è limitata ad inarcare un sopracciglio e con un gesto elegante ha ammesso i film prodotti da Netflix (e che Cannes aveva rifiutato). Il casino lo hanno fatto gli altri. In molti si sono stracciati le vesti. Andrea Occhipinti, produttore e distributore di Sulla mia pelle, uno dei film al centro delle polemiche, ha dato le dimissioni dalla carica di presidente dei distributori Anica. «Ho deciso di dimettermi perché la nostra scelta di distribuire Sulla mia pelle in contemporanea nelle sale e su Netflix ha creato molte tensioni tra gli esercenti che lo hanno programmato (pochi) e quelli che hanno scelto di non farlo (molti). II successo del film ha aumentato queste tensioni», ha detto lo stesso Occhipinti. «Siamo noi che abbiamo lottato affinché fosse possibile portarlo anche al cinema», ha aggiunto. Il film, ha spiegato «è un unicum, e di conseguenza è unica la situazione in cui il film si è venuto a trovare. Lo dimostra il successo che ha avuto nelle sale nonostante tutti potessero vederlo su Netflix e malgrado le affollatissime proiezioni pirata organizzate su tutto il territorio nazionale». Lui è stato bravo. Il casino però è stato notevole. Il presidente Anica, Francesco Rutelli, ha dovuto ammettere, forse a denti stretti: «Di fronte ai giganteschi cambiamenti globali (che impattano inevitabilmente sulle abitudini e i gusti del pubblico) non si tratta di erigere barricate, ma di contribuire a guidare le trasformazioni nella filiera del cinema e dell’audiovisivo, nei rapporti con l’esercizio, i broadcaster e le nuove piattaforme». Ecco. Adoriamo le vecchie che armano ‘sti casini. Nelle case le vecchie sono spesso d’intralcio. Nel mondo del cinema invece sono una provvidenziale pietra d'inciampo e servono ancora a suscitare l’unico dibattito possibile sulle prospettive dell’arte cinematografica. Il cinema senza storia non è cinema e quindi non avrebbe futuro. Il cinema senza le vecchie sarebbe più supponente e miope e quindi più noioso. Daje forte (e continuate a farci sognare)!

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Andrea Piersanti


Tutti i profili di Piersanti che girano sono sbagliati. Duesse, per primo, può ricostruire la vera storia. Piersanti ventenne alla fine dei 70 lavorava non retribuito in una radio privata della capitale. Poi, per pagarsi l’università, con alcuni amici aprì un locale diventato subito una leggenda, il famoso “Cappellaio matto” di San Lorenzo (i resti sono ancora lì, a Via dei Marsi, vedere per credere). Il suo primo articolo, fra una birra e montagne di patate da sbucciare, fu un’intervista a Paolo Villaggio. Il pezzo venne rifiutato da tutti i magazine italiani. In quegli anni Villaggio era considerato un comico da 4 soldi: nessuno voleva un’intervista dove parlava di India, droga, giovani e delle sue vacanze da ricco in Sardegna con Suv imponente al seguito quando aveva paura di farsi riconoscere (e menare) dagli impiegati fantozzianamente in fila al molo. Alla fine l’intervista venne spedita a “Linus”, allora diretto da Fulvia Serra. Dopo un’attesa imbarazzante, una telefonata. “È tutto vero? – chiese Fulvia, e poi -. Sa, avevamo deciso di non pubblicare più interviste ma per questa faremmo un’eccezione”. Così iniziò il percorso professionale di Piersanti: dalla cucina di un pub fino alla Presidenza dell’Istituto Luce. In trent’anni ha fatto talmente tante cose (l’invenzione e la costruzione di www.cinematografo.it, Benigni dal Papa, l’Ente dello Spettacolo, ecc.) che qui lo spazio no…(to be continued)


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