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Vanno di moda le regioni in questo periodo, no? E allora parliamone. E diciamo subito che ormai la dipendenza giuridico-economica delle manifestazioni culturali dalla politica, anzi, dai politici è diventata ormai intollerabile. Lo spoil system è un rito tra i più discutibili, e almeno nel cinema ha fatto già abbastanza danni. Ad esempio nella Mostra di Venezia, che viene immancabilmente (e giustamente) citata in proposito come una lunga serie di conferme strameritate e invece mancate (da Floris Ammannati al primo mandato Barbera) mentre Cannes si è tenuta per secoli, si fa per dire, lo stesso direttore Gilles Jacob che ora, messo al suo posto il migliore dei propri estimatori, ha assunto il ruolo di presidente del medesimo Festival nel più efficace segno della continuità. Che si vede e si sente. Qual è, allora, la strada per uscire dal pantano della politica e dai danni che essa provoca alle nostre manifestazioni culturali di maggior pregio? Quella di svincolarsi dalle dipendenza dei denari della politica, cioè i soldi pubblici. Cioè PRIVATIZZARSI!
Le istituzioni che le promuovono, se pubbliche, lo restino pure, ma il prodotto del loro lavoro, cioè il festival, deve trovare un’altra strada. Troncata la catena della dipendenza dalle finanze pubbliche, nazionali o locali, qualunque festival, qualsiasi iniziativa culturale può finalmente e liberamente confrontarsi col mercato degli sponsor per trovare i fondi necessari. Ovviamente gli sponsor, che non sono enti benefici, faranno la loro analisi costi-benefici e decideranno se e come sostenere quella manifestazione. Vorranno visibilità, è chiaro, parleranno di “target” e di “marketing” con inevitabile orrore dei puristi della cultura per i quali gli sponsor sono solo una triste necessità invece che un’opportunità di libertà, ma queste persone – si sa – vivono più agevolmente sulle nuvole piuttosto che in Italia nel 2012, tra crisi, recessione e disinvestimenti. E non sanno, o fingono di non sapere, che gli sponsor garantiscono libertà sui contenuti solo, appunto, in cambio di visibilità e popolarità. Che (contenuti, visibilità e popolarità) sono le gambe su cui sta in piedi qualunque manifestazione. Basti pensare che la più importante festa musicale italiana porta il nome del proprio sponsor addirittura nel titolo, senza che alcuno ne risenta, anzi: si chiama Heineken JamminFestival. Qualcuno l’ha sentita nominare, immagino. Non capisco il cinema cosa aspetti. Certo si tratta di scegliere lo sponsor più adatto al tipo di manifestazione, è chiaro. Ma, almeno, nessuno sponsor si sognerà mai di chiedere a un festival assunzioni e collaborazioni per tizio, caio o sempronio. I risultati in termini di affluenza, diffusione e penetrazione del marchio saranno sufficienti per rinnovare il contratto. Stop. Capita la differenza tra pubblico e privato?

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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