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Quando ho letto, recentemente, un comunicato del nuovo Presidente dell’Agis Carlo Fontana in cui si esprimeva ”preoccupazione per la sorte dei circhi con animali” dopo l’annunciato taglio dei contributi annunciato dal Ministro Bray, ho capito che qualcosa non funziona più in quella “Confindustria dello Spettacolo” (come orgogliosamente la chiamavano prima Italo Gemini e poi Franco Bruno) fondata ormai 78 anni fa. Il primo motivo è di ordine procedurale. In un momento di problemi per il Governo, un colosso come Telecom viene ceduto agli stranieri per un tozzo di pane e la politica sta gettando il Paese nella più buia delle sue crisi, le cose sono due. O vai con gli elefanti e le tigri al Mibac, lì a Santa Croce in Gerusalemme, e Dio solo sa se Bruno e il vecchio Palmiri non avrebbero tentato di farlo, oppure rinunci del tutto al comunicato istituzionale anni 80. In un momento così, dei circhi con gli animali non importa niente a nessuno. È un male, verissimo, ma esistono priorità, e se vuoi dare un segnale di vita non è il comunicato la soluzione del problema.
Secondo: l’Agis (come tutte le grandi associazoni di categoria formatesi nel dopoguerra) è figlia di quel corporativismo di origine fascista che tendeva ad ammucchiare categorie di lavoratori in grandi comparti, anche se poi gli interessi interni non solo non combaciavano, ma addirittura si combattevano. È questo IL problema che oggi, a mio avviso, tormenta l’Agis. Cosa c’entrano più, rispetto a quel 1945 della fondazione, i circhi con gli animali, appunto, con la Scala di Milano, i flipper elettrici con una compagnia di balletto ed una multisala da 20 schermi dentro un centro commerciale da 50mila presenze al giorno ?
È chiaro che la risposta è: niente. ZERO.
Inoltre, in un momento in cui unirsi e strutturarsi rappresenta la vera sopravvivenza per moltissime categorie industriali e lavorative, appare sempre più vecchia, immotivata e irragionevole la separazione tra l’Anec, che raggruppa gli esercenti, e l’Anica, che riunisce invece produttori, distributori e industrie tecniche del cinema. È assurdo che ad un Mibac che ha visto accorpare dentro di sé due ministeri e mezzo stia di fronte un cinema italiano, già assillato da mille problemi ed in più frammentato in diverse associazioni una dei quali, l’Anec, deve poi fare i conti all’interno dell’Agis con equilibri ulteriori relazionandosi con balletti, associazioni musicali, i famosi circhi, gli spettacoli viaggianti… È un anacronismo, pericoloso e nebuloso, tanto più che oggi molti esercenti sono anche distributori e produttori, e lavorano con entrambe le associazioni.
In tempi in cui il digitale ha preso il posto della pellicola è a mio avviso urgente che l’Anec si confronti al proprio interno per decidere al più presto di una propria federazione con l’Anica che, ovviamente non sia una “resa” (il nemico, se c’è, è comune!!!) bensì un modo per rappresentare il cinema italiano con una sola voce, forte e potente che cominci finalmente a farsi ascoltare e a chiedere la restituzione del furto legalizzato proveniente dalla permanente assenza di una legge sulla pirateria.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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