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Il fatto più singolare sta nella coincidenza dei festeggiamenti in un caso, delle celebrazioni commemorative nell’altro, di due anniversari uguali eppure diversissimi: e cioè i 40 anni dal primo film tratto dai libri di Fantozzi e cioè Fantozzi, uscito nel 1975 per la regia del grande Luciano Salce, e la tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini, trovato morto dopo un autentico massacro il 2 novembre di quello stesso anno. La “parentela” tra i due anniversari di questo 2015 ricchissimo di celebrazioni (i centenari di Welles e Monicelli su tutte) finisce ovviamente in quel numero “40” che li unisce solo dal punto di vista cronologico, anzi, storico, ridandoci l’immagine di un’Italia composita e pluralista, già lacerata dal terrorismo e dalla crisi petrolifera (oltreché da tutti quei mali all’epoca ancora in fase iniziale e oggi inevitabilmente collassati per assenza di qualunque intervento), in cui si poteva scegliere se andare a vedere, appunto, Fantozzi con Villaggio o il Salò di Pasolini. D’interessante, però, c’è un altro elemento: il fatto che – contrariamente alla trascuratezza con cui altri anniversari del passato sono stati trattati dal nostro cinema – questa volta per entrambe le celebrazioni si sia pensato a commercializzare nuovamente le opere oggetto delle celebrazioni stesse. I libri di Pasolini e il suo Salò, riaffacciatosi nelle sale, così come i primi due film su Fantozzi, e cioè – oltre al primo – anche Il secondo tragico Fantozzi, l’ultimo girato da Salce. Al momento in cui scrivo, i film escono ancora a macchia di leopardo in alcune sale italiane, quindi non so quantificare il volume dei proventi economici delle rispettive operazioni, ma colgo un elemento di novità in queste iniziative che non può non colpire al di là dei risultati concreti. Finalmente, cioè, si sta capendo che i film del passato, se ne ricorrono le condizioni (il richiamo, la celebrità degli autori o degli interpreti, come in questo caso, ma addirittura l’incidenza nella cultura popolare italiana, che vale a livelli diversi sia per Pasolini sia per Fantozzi) possono tornare ad essere attrattivi per il pubblico “commercialmente attivo”, sia in sala, che in edicola che in libreria. Né più né meno, e qui involgarisco deliberatamente il discorso per farmi capire ancora meglio da tutti, come una vetrina del centro che esponga zatteroni o jeans a zampa d’elefante, tornati di moda dopo – appunto – 40 anni. La notizia che analogo destino è riservato ad Amici miei, restaurato e di nuovo destinato a riapparire in sala, conforta in questa direzione. Anche questo film ha compiuto 40 anni, e il fatto che due giganti del nostro cinema si fossero avvicendati alla regia (prima Germi, scomparso nel 1974, poi Monicelli, chiamato a sostituirlo) ci ricorda quanta umiltà esisteva in un tempo in cui il nostro cinema era grandissimo. Oggi che è affetto da nanismo, anche culturale, invece tutti vogliono essere dei grandi autori. E film come Amici miei non se ne fanno più. Quale film del 2015 meriterà una celebrazione per il proprio quarantennale nel 2055? Mi fa rabbia sapere già di non poterci essere per stare a guardare… Ma tanto so, sappiamo già tutti qual è la risposta.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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