e-duesse.it / Editorial(ist)i / Antonello Sarno

navigation

Nell’imminenza delle elezioni, come al solito, si sono moltiplicati gli appelli al futuro Governo. Che però, rispetto al passato, ha un handicap ancor prima di essere nominato: nel senso, cioè, che sappiamo già cosa non può fare. Dare soldi a tutti quelli che glieli chiedono. Perché i soldi sono finiti, bastano appena per l’ordinaria amministrazione di grandi priorità nazionali ed europee come la sanità, la scuola, il welfare. È chiaro a tutti i settori privati, infatti, che la soluzione dei problemi è nello svincolo dai lacci statali e al ritorno a un’impresa più libera e, soprattutto, meno tassata. In questi ultimi dieci anni, infatti, la grande novità del rapporto privato-pubblico sta nel capovolgimento della richiesta. Prima, infatti, si chiedeva allo Stato di “dare”, oggi si chiede allo Stato di non “prendere” ancora. Anche perché non c’è più niente che lo Stato possa darci.
Vorrei essere sicuro che questa sia la logica anche del cinema e dello spettacolo italiano. E invece sento, anzi ri-sento richieste di stanziamenti mai avuti neppure in passato, e con Governi più disponibili e dal portafoglio pieno.
Sto facendo un discorso d’impostazione generale sull’esigenza che le maggiori associazioni di categoria tornino a fare politica attiva e non si limitino, per l’ennesima volta, a tentare di riparare i danni della crisi sostituendo i mancati incassi o proventi dall’attività d’impresa con stanziamenti pubblici. È roba vecchia che ha prodotto danni e causato la situazione in cui ci troviamo. La direzione è quella del tax credit e del tax shelter (minor prelievo e sgravio), piuttosto che la richiesta dell’1% del Pil alla Cultura che, al momento, sembra la chimera di una chimera e che, quand’anche arrivasse, costringerebbe lo spettacolo italiano a una lotta eterna (tipo quella sul Fus) in difesa di quella conquista, invece che in vista di una espansione che viene da “dentro”. Cosa fare allora? La risposta è semplice, anzi semplicissima. Il cinema italiano deve riprendersi con uno scatto d’orgoglio ciò che è già suo! Cioè i soldi persi con la pirateria e la cui responsabilità sta nell’ostinato muro di gomma con cui tanti Governi hanno di fatto rifiutato di emanare una legge efficace in merito, compresa la semplice fotocopiatura della legge francese che tanto bene ha fatto al mercato d’Oltralpe. Basta attraversare la frontiera e quello che si può scaricare a Ventimiglia non sarà più scaricabile a Mentone. Pochi metri che valgono milioni, centinaia di milioni di euro e migliaia di posti di lavoro.
Questa è la battaglia del cinema italiano dell’immediato futuro! Le barricate si facciano, e le facciano tutti (artisti compresi) ma per questo concreto obiettivo: recuperare quel 30 e più per cento degli incassi persi attraverso il download illegale.
La pirateria è la nostra Imu. Bisogna riprenderci quei soldi. Il resto viene, inevitabilmente, dopo.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31