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Andato in onda per la prima volta il 2 marzo 2012, Supercinema (trasmesso su Canale 5 tutti i venerdì, in seconda serata) ha compiuto il primo anno di vita e tagliato il traguardo delle cinquanta puntate. Non sta ovviamente a me, che ne sono il curatore, parlare dei contenuti del programma. Mi pare invece importante sottolineare la novità della formula produttiva, che vede per la prima volta una partnership “storica” tra una grande azienda di broadcast, Mediaset, e l’Anica: una partnership che risolve, certamente ancora solo in parte, l’annoso problema dell’assenza di una compiuta informazione cinematografica sulle reti generaliste, specialmente dopo che una certa sclerosi delle modalità promozionali ha ulteriormente spinto fuori dalle scalette dei telegiornali i servizi dedicati all’uscita dei film o comunque a temi ed argomenti legati al cinema, visti come elitari e poco redditizi in termini di ascolti.
L’esistenza di Supercinema dimostra che ancora oggi un programma sul cinema e sui suoi protagonisti ha pieno diritto di cittadinanza sulle reti generaliste e che può accettare la sfida degli ascolti senza complessi nei confronti di nessuno. I risultati ottenuti dal programma, che pure – durante la compagna elettorale – ha subìto due cambi di palinsesto per poi tornare alla data originale restando però in grado di polarizzare uno share medio di 1 milione e 200mila spettatori, con punte di un milione e sei, sono perciò tali da incoraggiare la tv a proseguire nel suo dialogo col pubblico del cinema.
C’è di più. Parlavo prima della partnership con Anica, che si realizza attraverso la trasmissione nell’ambito del programma di alcuni trailer, suddivisi tra i film già in sala e quelli di prossima uscita. Bene, con Supercinema si verifica per la prima volta la possibilità di controllare in tempo reale, grazie agli ascolti minuto per minuto del giorno dopo, quali e quanti sono gli spettatori che hanno assistito al programma e che, quindi, hanno visto i trailer.
Uno strumento di precisione, Supercinema, per individuare le fasce di pubblico interessate ai film di cui si è parlato nella puntata. Fasce che, grazie alle tecniche di marketing, sono identificabili in termini di età, collocazione geografica, grado di istruzione selezionate all’interno, stavolta, di un programma interamente dedicato al cinema e non al pubblico generalista delle reti che vede un trailer tra altri cinque o dieci spot. Uno strumento, insomma, prezioso se lo si sa e lo si vuole usare. Un modo concreto in cui la televisione, a costi minimi, può aiutare il cinema a rivolgersi al proprio pubblico.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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