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Questa volta l’argomento è davvero per gli “addetti ai lavori”, ma non per questo risulta meno importante. Sto parlando dell’imposizione dello spegnimento, se non addirittura dell’imbustamento sigillato, del telefono cellulare in occasione delle proiezioni anticipate stampa. Dove, almeno io, vado per rigorose esigenze lavorative (le stesse per le quali vengo invitato dalle distribuzioni, peraltro). Arrivi in sala, alle 10 del mattino, e per tema di essere piratati le stesse distribuzioni affidano ad un servizio non sempre impeccabile in termini di modi e maniere (personalmente sono stato “aggredito” verbalmente più di una volta, ricevendo scuse scritte da altrettante compagnie) il controllo della assoluta disattivazione del telefono stesso durante la proiezione. Le questioni più urgenti sono due. La prima è di libertà personale. Io, come tanti altri colleghi, col telefono ci lavoro. Faccio il giornalista e non posso neppure lontanamente pensare di essere totalmente irrintracciabile per tutta la mattinata perché… sto vedendo un film! Le notizie arrivano senza preavviso e se ne fregano del fatto che stiamo in una sala a guardare l’ennesima commedia. È il nostro lavoro essere collegati con l’esterno al punto che persino i grandi festival internazionali chiudono un occhio, a patto che la suoneria sia ovviamente silenziosa, sul fatto che il cellulare possa restare acceso. Se ci sono chiamate importanti, civilmente ci si alza e si parla all’esterno della sala. La seconda questione riguarda gli effettivi pericoli di pirateria. Non so più, vista l’espansione esponenziale dei siti (e relativi addetti) che si occupano di cinema, se sia possibile mettere la mano sul fuoco di tutti quelli che arrivano, a vario titolo e più (o meno) regolarmente invitati, alle proiezioni stampa dei film più attesi. Sicuramente, per la legge delle probabilità, ci possono essere dei furfanti. Ripeto, non lo so perché queste persone non le conosco ma mi rifiuto di pensare che in quella “sporca dozzina” di noi anziani del mestiere (personalmente, faccio parte della “sacra famiglia” da circa 30 anni e sono incensurato. Spero basti…) ci sia qualcuno che usi il cellulare, di cui spesso non si sanno adoperare bene neppure le varie app, per mettersi platealmente a piratare un film in piena sala a 50 o 60 anni. I nomi di questa pattuglia sono arcinoti alle distribuzioni e ai loro uffici stampa. Facciano una lista e ci esentino dall’imbustamento del telefonino: si risparmieranno il continuo imbarazzo di chiedercelo ogni volta. Per gli altri, il tempo sarà galantuomo e confermerà che non siamo una categoria di videopirati, oppure confermerà il contrario, quando ormai saremo in pensione. Problemi dei giovani. Anche perché c’è un fatto nuovo. Certe volte, sempre più spesso, accade che non potendo scomparire dai radar per intere mattinate di lavoro, alle proiezioni non ci vado proprio. E del film non ne parlo affatto! Rapido, seguro y econòmico.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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