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Il nuovo ministro dei Beni Culturali si insedia in uno dei momenti più delicati dell’intera storia del mercato cinematografico nazionale. La crisi riguarda gli incassi, deriva estrema della contrazione dei consumi, ma anche l’occupazione del settore (di tutti i settori) dell’esercizio che ora, tra l’altro, non trova i soldi per passare alla digitalizzazione e quindi resta fuori dalle grandi distribuzioni che ormai hanno abbandonato la pellicola.
Ma soprattutto, il nuovo ministro trova l’emergenza più emergenziale (mi si perdoni il voluto gioco di parole) di tutte: la pirateria. La recente operazione della polizia postale ha dimostrato in che dimensioni si muovano i pirati dopo il sequestro di decine di server che permettevano il download illegale di musica e film: 1,5 miliardi di euro!!! Più del doppio del valore del mercato cinematografico dell’intero 2012!!! E solo per un sequestro così, che assomiglia ai tanti sequestri settimanali di droga. Fanno notizia per tre giorni e poi tutto ricomincia come e peggio di prima.
Ora, il classico “passante” delle interviste televisive fatte in strada penserebbe che sia questo il fronte di battaglia che tutte le associazioni di categoria si apprestano a sottopporre al nuovo ministro. Anche perché, se il passante avesse buona memoria, si ricorderebbe che infinite volte molti esponenti del nostro cinema hanno ricordato come la produzione sia in crisi perché in Italia, e solo in Italia (in Francia c’è una legge antipirateria che funziona benissimo: infatti basta guardare l’andamento di produzione e mercato francesi!) il fenomeno della pirateria e del download illegale costa ad un film il 30% della sua redditività potenziale ancor prima di avviare la produzione.
Ma il passante resterebbe di stucco, se leggesse gli appelli che sono fioccati all’indirizzo del nuovo ministro ancor prima che il governo fosse nominato: sì perché della pirateria e della sua lotta non c’è la più vaga menzione.
Niente. Per i firmatari non esiste, o non è una priorità. Lo è ancora il Fus, mammella materna sempre più rinsecchita che non può più sfamare tutti i suoi figli perché non abbastanza nutrita. Lo abbiamo capito tutti, ma c’è chi continua a vedere il Fus come la sola possibilità di salvezza rispetto al proseguimento della propria attività. Come i 30 o 40enni che non vogliono uscire di casa perché dai genitori si sta bene, c’è poco ma quel poco è sicuro.
È del tutto evidente, e i dati lo dimostrano con crudeltà, che con questa testa non si va da nessuna parte. Giuste le proposte sul tax credit e tax shelter, giuste le proposte che evitino qualunque esborso da parte dello Stato, sfinito e stremato e che tanto non potrebbe più erogare nelle vecchie dimensioni, giuste le idee innovative che qualcuno dovrà pur farsi venire se intende essere ascoltato seriamente da qualsiasi governo.
Nuovo, appunto.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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