e-duesse.it / Editorial(ist)i / Antonello Sarno

navigation

Nella composizione della biografia di un grande produttore e distributore tuttora attivissimo sul mercato, mi sono imbattuto nella ricostruzione dei fattori che, tra la metà degli anni 70 e i 90, hanno provocato la Grande Crisi del cinema italiano. Parlo di Grande Crisi perché, come scriveva Carlo Lizzani nel suo fondamentale Il cinema italiano, da noi di crisi del cinema si parlava già dal 1945. E da allora non si è più smesso, mettiamoci tutti la mano sulla coscienza, neppure quando le cose andavano bene. Ma la Grande Crisi, vista oggi, anche col senno di poi continua a far paura per le dimensioni del danno apportato all’industria del cinema, soprattutto per il crollo degli incassi delle sale. Allora, nel 1976 – quando gli spettatori cinematografici in Italia sono ancora ben sopra il mezzo miliardo – la Corte Costituzionale liberalizza la trasmissione dei film via etere. Questo coincide con l’inizio della grave crisi economica post-austerity e fa sì che le emittenti private esplodano letteralmente grazie alla trasmissione di film, spesso senza averne neppure i diritti, tenendo così incollati alla tv quei milioni di italiani che il biglietto del cinema non possono più permetterselo. In quegli anni si contano fino a mille pellicole trasmesse da tutte le tv private OGNI GIORNO. Imparabile. Nei primi anni 80 comincia poi il fenomeno dell’home video attraverso la diffusione prima elitaria, poi di massa, dei videoregistratori, oggi archeologia. Ulteriore attrattiva per il pubblico a restare in casa pagando quasi nulla il noleggio di una cassetta, che cominciano anche ad essere piratate. Ma c’è di più. Sì perché nel 1983, il rogo del cinema Statuto di Torino, in cui muoiono 64 persone (qualcuno se lo ricordava?) a causa delle esalazioni dei materiali presenti nell’arredo del locale, ancora coi sedili di legno, evidenzia in tutta la sua emergente drammaticità il problema della sicurezza delle nostre sale, macchine da soldi fino a quel momento spremute senza reinvestimenti o quasi. Ecco quindi che le leggi impongono a gli esercenti di sborsare somme importanti per l’adeguamento di locali che però, nel frattempo, sono diventati semideserti. Da qui le chiusure in massa e i cambi di destinazioni in supermercati o garage. Il colpo di grazia lo danno le tv, che comprano sì i film in regime ormai di duopolio Rai-Fininvest, ma esigono che i film rispondano a un linguaggio televisivo adatto per la programmazione. Da qui nascono quei film anni 80 progettati direttamente per la tv, e che in sala vanno spesso malissimo allontanando ulteriormente il pubblico già scarso. Risultato, gli spettatori calano fino ai 100 milioni di media. Valore su cui stiamo ancora oggi. Nel 1955 erano 819 milioni. La Grande Crisi aveva sottratto al cinema gli 8/9 del suo mercato.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31