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Questa volta due righe in cui parlo, involontariamente, di me. Perché parlo degli incredibili risultati di questa quinta stagione di Supercinema, in cui emerge senza ombra di dubbio che di cinema in tv si può parlare con successo. A patto di osservare pochi e semplici accorgimenti. Non scrivo queste note per autoglorificarmi, non ne ho bisogno e chi legge questa rubrica sa che non l’ho mai fatto, bensì voglio far capire all’espertissimo pubblico di Box Office che fare un programma di cinema in tv con grandi ascolti è una cosa possibile. Anche se finora Supercinema è l’unico che ci ha provato. Dopo 5 anni e quasi 200 puntate, cioè nel momento in cui normalmente un programma si “siede” e talvolta si sgonfia, mangiato dall’abitudine di chi lo guarda e di chi lo fa, ebbene, proprio in questo momento Supercinema ha appena chiuso lo scorso 29 aprile le sue prime 200 puntate con risultati straordinari. Dal primo gennaio 2016, infatti, la media per puntata (intorno alle 0.30-0.45 della notte) è stata del 9,5%, che aumenta al 10,5% tra marzo e aprile, con un pubblico intorno a 900.000-1.000.000 di unità. Dalle email che riceviamo è chiaro anche che c’è un forte gradimento e questo mi fa capire che la nostra convinzione iniziale era esatta. Il cinema è divertimento e tempo libero anche quando tratta di temi difficili. Ancor di più lo è la tv, che il pubblico accende per ricevere la propria porzione di evasione serale. Ergo, due più due fa quattro: nel senso che un programma di cinema in tv, secondo questa equazione, significa attesa di divertimento, specie in quella seconda serata che oggi, col prolungarsi dei programmi di prime time, non inizia prima di mezzanotte se va bene. E allora diventa fondamentale il tono, il ritmo, il montaggio, il linguaggio. Quel modo di intendere la comunicazione cinematografica in tv degli anni 70, straordinariamente suggestivo e che è tuttora affascinante, ha però il problema di aver contagiato generazioni di giornalisti e autori cinematografici che hanno proposto programmi per un pubblico televisivo che ancora esisteva ed era forte. Oggi le cose sono cambiate: il cinema ha perso la sua antica superiorità, se non unicità, come tema d’intrattenimento di massa (e la tv è un mezzo di comunicazione di massa) e quindi, a seconda della rete e in special modo del traino, il pubblico potenzialmente interessato bisogna conquistarselo e tenerselo. Pensare che un servizio con due clip in inglese e un’intervista ad una star straniera che parla di cose astratte e che va anche tradotta, mentre la nostra voce parla di questo film che nessuno ha visto ma che uscirà tra sei mesi, non funziona. Purtroppo. Quello che ieri era uno scoop, intervista con Tom Cruise, oggi è soppiantata dal fatto che Tom Cruise si è rifatto la faccia come una pesca noce ben matura (conquista del pubblico sonnolento e disattento) e da lì si può parlare del suo ultimo film. È la stampa, bellezza!

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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