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Ora che a Cannes il Festival è finito lo posso dire. Anzi, annunciare. Sì, perché si tratta di una bomba. È una storia bellissima, affascinante come il cinema stesso.
Esiste un'edizione del Festival di Cannes precedente al 1946 che nessuni, quasi nessuno, conosce.
La storia è questa.
Nel maggio 1939 il governo delle sinistre del Fronte Popolare, presidente Léon Blùm, diede mandato al Ministero della Cultura francese di individuare una località tra Biarritz, Cannes e Nizza per crearvi un festival del cinema libero, dopo che ormai la Mostra del cinema (malgrado, va detto, gli sforzi autonomisti del creatore della manifestazione al Lido, il Conte Giovanni Volpi) si era trasformata in una vetrina del cinema propagandistico italo-tedesco. La scelta cadde su Cannes, da subito appoggiata dall’industria hollywoodiana e dal cinema inglese, oltre che da buona parte delle cinematografie occidentali, stanche di un festival – Venezia – che premiava ormai solo i kolossal di regime. Il film prescelto per l’inaugurazione sulla Croisette era un capolavoro di unione tra il cinema francese e quello americano. La scelta cadde infatti su Notre Dame (The Hunchback of Notre Dame), diretto da William Dieterle, forse la migliore trasposizione del romanzo di Victor Hugo sulla impossibile storia d’amore tra il gobbo Quasimodo (un grande Charles Laughton) e la conturbante Esmeralda (la sensuale Maureen ‘O Hara). L’attesa per la partenza del nuovo “festival du cinéma libre” era tale che da Hollywood arrivò un transatlantico carico di celebrità, ormeggiato esattamente come fanno oggi i grandi panfili, davanti alla Croisette, già invasa di divi e divine del cinema francese. Si pensi che al posto dell’attuale palazzo del cinema, su quella stessa lingua di terra che si sporge nel mare, era stata costruita una versione in scala della basilica di Notre Dame in… sabbia bagnata! L’inaugurazione solenne era prevista per l’1 settembre 1939, subito dopo il Festival di Venezia, opportunamente disertato da Hollywood, Londra e Parigi. Colpo di scena: al mattino di quello stesso giorno, le truppe tedesche invadono la Polonia. Alla Gran Bretagna e alla Francia non resta che proclamare la mobilitazione generale che, due giorni dopo, si trasformerà nella dichiarazione di guerra alla Germania. L’emozione dell’evento, fortissima, arriva anche a Cannes, dove il festival è costretto al rinvio sine die. Gli attori francesi e inglesi devono presentarsi in caserma, quelli americani tornano in patria. Prima, però, una serata in tono informale permette la proiezione di Notre Dame e un party veloce, dopodiché, tutti al fronte, o a casa. Di quegli incredibili giorni, ho rintracciato le immagini d’epoca. Con l’amico Steve Della Casa, stiamo realizzando un documentario Cannes 1939 - L’édition disparue, per riempire un vuoto cognitivo della storia del cinema. Una vicenda che da sola sembra e vale molto più di uno splendido film.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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