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Chissà se è un fenomeno che riguarda anche le – tradizionalmente rigorosissime – proiezioni del Festival di Cannes ( ma ne dubito… succederebbe l’inferno). Il fatto è che da un bel po’ di tempo, e nonostante la grande rivoluzione tecnologica che ha inevitabilmente provocato altrettanti rivolgimenti anche nei palinsesti delle sale, multisale e cineplex, in Italia sembra di essere tornati agli anni Sessanta. Quando, cioè, uno entrava al cinema quando gli pareva.
L’essenziale, per l’esercente era staccare il biglietto. Almeno lì, però, lo spettatore poteva restare a vedersi anche gli spettacoli successivi, mentre oggi no. Quindi il malcostume di ritorno (e parlo specificamente della piazza di Roma, per il semplice fatto che ci vivo) si ritorce esclusivamente verso gli spettatori. Quello che entra in ritardo, fatti suoi, e quelli che, invece, sono entrati in tempo, si sono accomodati al loro posto e stanno seguendo il film, fin quando un cafone non arriva, magari in compagnia, oscurando lo schermo, parlando ad alta voce, restando in piedi davanti agli spettatori seduti finché anche lui si è accomodato. Poco importa che in quel momento si stia svolgendo una scena clou del film. Ancor meno importa che accanto alle casse campeggi il cartello che “L’ingresso è consentito sino all’inizio del film”. Macchè. Una volta, forse. Oggi non più. Fatta la legge, trovato l’inganno. I cineplex hanno una ventina di minuti – come minimo – di pubblicità prima del film?
Bene, automaticamente lo spettatore li aggiunge all’orario dell’inizio ufficiale e fa la tara. Parte da lì il conteggio dello spettatore “sgamato” e, quindi, parte da lì anche l’eventuale ritardo! Ora. Se un film inizia alle 18, per cominciare davvero alle 18.30 perché in mezzo c’è la pubblicità, come è possibile far entrare qualcuno che si presenti metti alle 18.45? Cioè dopo 45 minuti dall’orario pubblicato dal giornale? Tra l’altro, consentendo l’ingresso a queste persone (abitudine ormai inveterata ovunque a Roma e dintorni) si penalizza l’investitore pubblicitario che ha speso per quell’inserzione che nessuno vede, con la complicità del cassiere che permette gli ingressi a spot ultimati. E, quel che pesa di più, anche a film iniziato.
È talmente in voga, questo andazzo, che si riflette persino sulle proiezioni stampa, che dovrebbero essere il tempio del film. Anche nell’interesse degli uffici stampa che lo presentano.
E invece, senza generalizzare ma in modo comunque molto frequente, siccome otto volte su dieci l’addetto stampa se ne va all’inizio della proiezione, ecco che per venti minuti se non mezz’ora assisti al continuo sgocciolìo dei ritardatari, a volte con sedie di fortuna, che rovinano l’atmosfera, “interrompono l’emozione” come diceva un certo Fellini e anche la voglia di vedere il film. Quando c’è, a questo punto.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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