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Quanti sono esattamente gli addetti ai lavori del cinema italiano? Sarà pur ora che, almeno in questa fase ormai universalmente definita di “rinascita” (grazie ai recenti, notevolissimi successi commerciali), qualcuno si faccia carico di questo conteggio, per aver ben chiara l’esatta dimensione dell’industria o se si preferisce del “fenomeno” cinema nel nostro Paese. Il rischio, altrimenti, è quello di restare ancorati alle cifre sbandierate in molte manifestazioni, e cioè di 200, 250mila fino a volte a 500mila addetti, indotto (mai ben chiarito) compreso. Cifre fornite spesso in momenti per così dire “emotivi”, come proteste o sit-in, e quindi non prive di sospetti propagandistici. E come tali attaccabili in sede di confronti con partner istituzionali, come si è visto nel recente passato, non sempre né amichevoli né animati dal reale interesse di risolvere i problemi.
Bene, da fonti vicine all’Enpals, che è fuor di dubbio l’Ente cui spetta la formalizzazione di questi dati, trapela l’indiscrezione di una cifra vicina agli 80mila addetti, includendo anche le società che producono video pubblicitari. L’altra sera, nella bella manifestazione dei Lazio Screen Awards (un bel momento di “Anec-Agis pride”, e che suggerirei di estendere anche alle altre Regioni), il presidente dell’Anec Lazio Valter Casini ha parlato di 5.172 addetti alle sale, indotto compreso. Essendo il Lazio la realtà di gran lunga più importante nel settore del cinema italiano, è presumibile che moltiplicando per dieci questa cifra ci si possa avvicinare – o magari sopravanzare – al numero totale degli addetti alle sale nel nostro Paese. Volendolo raddoppiare – ed è comunque un’esagerazione – comprendiamo anche gli addetti alle produzioni, alle distribuzioni, il gruppo pubblico, ecc. Il che fa la cifra complessiva di 100mila unità, largamente di massima, ma pur sempre più vicina agli 80mila di cui alle indiscrezioni Enpals che ai 250mila enunciati in molte adunate. Naturalmente stiamo parlando di cinema, non di audiovisivo. Se uniamo il cinema con la tv, i numeri sono completamente diversi, ma questa distinzione è fondamentale perché la tv non rientra ovviamente tra i soggetti che percepiscono contributi dal Fus. E allora come viene fuori quella cifra di 200mila e più? Forse, ma è un ragionamento empirico ma convincente, sommando tutti i soggetti che lavorando nello spettacolo, dal vivo e riprodotto. Musica, teatro, danza, oltre all’intera filiera del cinema. Ovvero, tutti i soggetti che ricevono finanziamenti dal Fus. Non solo il cinema. Sono confusioni pericolose, nel momento in cui un taglio al Fondo può azzerare intere realtà.
È necessario sapere di chi e di quanti parliamo quando parliamo di cinema. In modo attendibile, chiaro e preciso. Solo così si potranno fare richieste che lo siano altrettanto.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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