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Sono tornato. Mancavo da qualche settimana perché il neonato Supercinema (programma che cresce in fretta ed è sempre più forte) richiede cura e attenzioni continue. Ma i dati di ascolto di Supercinema sono talmente straordinari, per un programma di cinema che mancava sulle reti generaliste in un orario accessibile dal 1997 – quando chiuse la lunga e intensa esperienza di Ciak – che meriteranno a fine stagione un esame approfondito.
Proprio grazie a Supercinema sono tornato a frequentare in modo più assiduo le proiezioni organizzate per la stampa. Forse qualcuno ricorderà che tanti anni fa, proprio su queste gloriose colonne, iniziai una piccola battaglia personale tendente ad eliminare gli accompagnatori alle proiezioni di lavoro. Era, ed è, inaccettabile che un giornalista si scapicolli ad una proiezione riservate alla stampa e trovi i posti occupati da gentili accompagnatori/trici che con la professione non hanno nulla a che vedere, restando magari in piedi o seduto per terra. Dapprincipio mi dettero dell’asociale, poi si capì che la mia era un’iniziativa tesa a lavorare e far lavorare meglio tutti ed oggi ecco che, con mia intima soddisfazione, molti uffici stampa scrivono nell’email d’invito alla proiezione che “non saranno ammessi accompagnatori”. Perfetto.
Adesso, però, c’è un altro problema. Lo segnalo come nel primo caso nell’interesse di tutti. A cominciare da chi il film lo presenta alla stampa nella speranza che venga visto bene ed accolto ancor meglio. In tutte le proiezioni, infatti, che si svolgano in sale pubbliche o private si assiste con desolata impotenza ad un fenomeno di andirivieni continuo che prosegue fino a mezzora, anche quarantacinque minuti DOPO L’INIZIO DEL FILM. È davvero insopportabile. Corri per arrivare puntuale, salti e scendi dai taxi, sole o pioggia che sia, per rispettare l’orario dell’invito (parlo per me ma anche per tantissimi colleghi che arrivano puntualissimi) trattando queste proiezioni stampa cittadine con la stessa solennità di quelle di un festival… E invece, niente. Uno si siede e poi si deve rialzare 4 o 5 volte, spostare borse, cappotti, giacche perché qualcuno – quasi sempre gli stessi - non è stato puntuale disinteressandosi altamente degli orari perché tanto lo fanno entrare lo stesso, sempre e comunque. Fatalmente, l’esercito di ritardari entra alla spicciolata sempre e soltanto quando sullo schermo si svolgono le scene centrali del film, mortificando la visione che almeno per la stampa dovrebbe svolgersi in condizoni ideali. Di più: in una nota sala privata due corpulente signore romane stile Sora Lella, autonominandosi corrispondenti di una diffusa testata della free-press, arrivano puntualmente a metà proiezione facendo letteralmente esplodere le file al loro passaggio ma godendosi così un film in prima visione assoluta. Personale delle pulizie in attesa della fine turno? La preghiera, come quella sugli accompagnatori, è rivolta agli uffici stampa. Per favore, dopo 5, massimo 10 minuti stop agli ingressi. Come regola generale, s’intende. Se c’è Avatar, e fuori la città è bloccata dal diluvio, il discorso cambia. Ma almeno una regola dev’esserci. Altrimenti le proiezioni stampa diventano la stazione Tiburtina e questo è inaccettabile per tutti. Ormai perfino i cinema non ti fanno più entrare perché oltre dieci minuti dopo l’inizio della proiezione non possono più stampare i biglietti. Copiamoli.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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