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Sono giurato dei David di Donatello, con diverse interruzioni, dal 1987. Alla storia del premio, inoltre, ho dedicato un documentario che, nel 2006, ha avuto l’onore ed il piacere di inaugurare la Mostra di Venezia in occasione dei 50 anni dei premi istituiti nel 1955 da Elena Valenzano, nobildonna torinese ex amante di Galeazzo Ciano e…del cinema. Inoltre, dei David mi occupo da una trentina d’anni per il mio lavoro di cronista cinematografico. Vorrei dare il mio contributo, anche per quest’anno destinato a restare inascoltato proprio perché scritto su un giornale del settore. Lo scrivessi sul Messaggero, si aprirebbe il dibattito, ma amen (in Italia va così. Non conta cosa dici ma a chi lo dici. E gli interlocutori naturali non ti ascoltano mai…). Il David di Donatello così com’è in tv è inutile, anzi, è dannoso per l’immagine, già molto rovinata, di cui il cinema italiano gode – anzi, NON gode – presso il grande pubblico, che al contrario (con la sola eccezione di Checco Zalone, De Sica e pochissimi altri che, ovviamente, NON vengono MAI premiati proprio per questo anche se incassano più di tutti gli altri messi insieme) ne mostra continuamente la disaffezione. Sì perché, può sembrare strano ma così non è, non ESISTE pubblico più distante, scostante e meno collaborativo dei nomi più importanti del nostro cinema (registi in testa) quando si tratta di contribuire a far riuscire una trasmissione, come la premiazione dei David in tv, dedicata proprio a loro. Perché la tv è un mezzo “popolare” quindi meglio mostrarsi un po’ schifati, andarci in punta di piedi, dire o fare il minimo indispensabile e aver l’aria di chi è costretto ad andare a prendere quel premio altrimenti il proprio produttore s’incazza. Ovviamente, non è così: i registi fanno a spadate per ottenere anche solo una nomination, ma poi, se vengono chiamati, spocchia e distacco la fanno da padrone. Fin qui, i premiati: collaborazione alla riuscita del programma: zero (mi viene da piangere al pensiero degli show in diretta tra Billy Crystal e star come Jack Nicholson o Paul Newman beccate a sonnecchiare durante la serata degli Oscar… Che meraviglia!). E i conduttori? Non sono da meno. Anche qui, da diversi anni, si tenta di “ringiovanire” la cerimonia dei David con un conduttore “giovane” o comico. Non è bastato il naufragio di due bravissimi comici come Lillo e Greg infrantisi contro il muro di gomma dei nostri cineasti che non ridevano alle loro battute causandone il tilt emotivo, c’è voluto anche Paolo Ruffini, bravissimo a Colorado, ma che con la storia del cinema italiano c’entra pochino, per sfociare nel gelo assoluto tra palco e pubblico in sala culminato col “bella topa” a Sophia Loren. La ricetta per risolvere questo appuntamento televisivo che svilisce un premio nobile ed importante come il David l’abbiamo data l’anno scorso su queste pagine. Chi volesse può andarsela a rileggere. Ma figurarsi…

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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