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D’estate capita di riflettere, grazie alla tranquillità delle città deserte o alla pace dei luoghi di vacanza. Ho pensato, anzi mi sono ricordato una cosa…E cioè che, presentato in gran spolvero negli incantevoli e solenni spazi delle Terme di Diocleziano (dove avrà luogo a metà ottobre) il Mia, cioè la versione rinnovata del Mercato dei film e dell’audiovisivo della prossima Festa del Cinema di Roma continuerà ad affiancare – di fatto – il Venice Film Market, che si svolge appena un mese prima alla Mostra del cinema di Venezia, in collaborazione con Anica che ne cura molti degli appuntamenti per l’industry accreditata alla Mostra. Di entrambe le manifestazioni commerciali, Venezia e Roma, si è sempre scritto un fiume d’inchiostro sulla difficoltà per arrivare a quei volumi d’affari che, ad esempio (e senza scomodare l’American Film Market di Los Angeles), il Marchè del Festival di Cannes raggiunge da solo, e da molto tempo. Va bene, si sa, di riunire Roma e Venezia non se ne parla più, almeno da un punto di vista artistico, e tutto sommato va anche bene, visto che ormai – certo, ce ne hanno messo di tempo!- le due manifestazioni stanno trovando sempre più la diversificazione delle proprie identità. Ma i mercati? Perché devono restare due, con un panorama come quello nazionale dove l’offerta worldwide non è esattamente al top. La Francia ne ha uno, e noi addirittura due, a distanza di un mese l’uno dall’altro? Roba da matti. E allora mi sono ricordato un’altra cosa. Che tra gli anniversari più neri che ricorrono in questo 2015 c’è la morte nel 2005 del compiantissimo MIFED – il mercato dell’audiovisivo in grado di oscurare persino l’AFM e che chiuse con la 71ª edizione nel 2004 – tra le proteste di molti produttori e dietro la promessa ministeriale, già fragile e vana al momento della sua stessa formulazione, di trasferirlo a Venezia durante la Mostra del cinema. S’è visto! Proposta: in aggiunta al ddl cinema recentemente presentato dal PD, non sarebbe possibile riaprire il MIFED riunendo tutte le competenze attualmente sulle spalle dei mercati di Venezia e Roma? Razionalizzando le spese di due mercati troppo vicini per non sovrapporsi, raddoppiandone l’attrattività specie nei confronti degli stranieri, facilitandone le procedure, e restituendo al nostro cinema e alla sua industria uno dei “brand” più internazionalmente noti (il MIFED, per l’appunto) aumentandone così anche il peso specifico nelle relazioni internazionali. Sembrerebbe un’idea di buon senso, ma sicuramente ci sarà qualcuno che arriverà a spiegarci che non si può fare. Che due piccoli sono meglio di uno grande e forte. E che, magari, il Marchè di Cannes dovrebbe essere diviso in tre…

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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