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Mi ricordo di un interessante studio meteo-economico realizzato un po’ di anni fa da un vecchio amico, ma in questo caso soprattutto acuto analista del mercato cinematografico, come Alberto Pasquale. Vado a memoria, ma rammento che mi mostrò un grafico, realizzato con l’usuale, rigorosa metodologia (per quanto si può, visto l’argomento: la meteorologia non è notoriamente una scienza esatta) in cui risultava evidente, preso a campione un periodo di tempo, come e quanto l’andamento del meteo influiva sul flusso degli spettatori in sala. In altre parole, nei fine settimana maggiormente piovosi emergeva un maggior afflusso di pubblico in sala rispetto ai weekend di sole ma con una chiarezza e una costanza di valori tali da immaginare gli amici esercenti seriamente impegnati in lunghe danze della pioggia accanto a Toro Seduto e, in particolare, a Nuvola Rossa. Ecco, mi torna alla mente quello studio, non sperimentabile a causa dell’imprevedibilità delle previsioni e dunque impossibile da classificare come “scientifico” (ma comunque di grande chiarezza orientativa) perché in un autunno-inverno come questo in corso, variamente definito come il più piovoso degli ultimi mille, cinquecento od anche solo cento anni, sarebbe interessante approfondire il discorso. Il cinema nel 2008 ha sostanzialmente tenuto pur in assenza di titoli pigliatutto e con la crisi dei consumi in rapido avvicinamento? E il gennaio 2009 è partito senza contrazioni traumatiche (- 6% rispetto al 2008, ma febbraio promette male)? Bene, e allora quanto hanno influito sul mercato la pioggia caduta a secchiate già da ottobre e le tempeste di neve e di gelo, oltre all’assenza, naturalmente, di grandissimi film? E se ci fosse stato uno di quegli inverni cui ci eravamo abituati negli ultimi anni, caldi e secchi, a che punto saremmo? La crisi sarebbe già arrivata in tutta la sua potenza, senza l’alleanza del “Generale Inverno”? Sarebbe utile immaginare la possibilità di rispondere a queste domande con dei parametri precisi, frutto di studi accurati se non per il futuro – è noto che il meteo non è prevedibile per lunghi periodi – almeno per il passato. Si vedrebbe con ogni probabilità che in un Paese come il nostro, in cui sole o nuvole sono da sempre i migliori alleati o i peggiori nemici del box-office (vedi l’estate che, americani e Vanzina a parte, stenta tuttora a decollare serialmente e seriamente) le condizioni del tempo condizionano il mercato quanto due o tre blockbuster. A titolo del tutto personale, aggiungo di credere che la pioggia porti al cinema più gente di quanta non ne distolga il sole. La riprova? L’anno record 1998 vide sul mercato l’arrivo di Titanic, il film dal maggiore incasso della storia del box office mondiale. E magari possiamo già dire che il 2008 è stato in buona parte salvato dal diluvio. Bene, nel primo caso fu un naufragio, nel secondo solo pioggia, ma sempre acqua è. Se fai il cinema, meglio tenersela buona, oppure imparare a nuotare anche in cattive acque. I salvagente, a quanto pare, sono proprio finiti.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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