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Unicità di Taormina

 

Sono stato al Festival di Taormina per la prima volta più di trent’anni fa, nel 1986 e, da subito (impossibile non farlo) ne ho compreso le ragioni dello straordinario successo (e richiamo) dentro e fuori i confini del nostro Paese. Il trinomio cinema, turismo e glamour di cui Taormina e la sua rassegna sono state l’esempio ideale, dopo i due “apripista” Venezia e Cannes era fin dal primo impatto straordinariamente vincente e coinvolgente. Solo un esempio di questo incredibile mix: ricordo in quegli anni il capo della comunicazione di una importante major che, mentre faceva il bagno al Capotaormina, si ricordò all’improvviso della conferenza stampa che lui stesso aveva convocato in quell’esatto momento per il lancio del primo 007 con Timothy Dalton, che lo aspettava già vestito di tutto punto al Palazzo dei Congressi… storie, episodi, e film soprattutto, che formano la Storia del Festival e della città, storica mèta di intellettuali celeberrimi, primo fra tutti Truman Capote.

 

Per questo sono stato molto felice e onorato di raccontarne la storia quando, su proposta del Comitato Taormina Arte, ho realizzato Taormina 55, proprio nel 55° anniversario della nascita del festival. Storia straordinaria, immagini pazzesche, e mi è rimasta in mente un’amara constatazione di Mario Natale, deus ex machina di questo e di mille altri festival, il quale rimarcava come «per ben 10 anni Taormina era rimasto l’unico festival italiano che, a livello internazionale, dopo la chiusura di Venezia post’68 dal 1969 al ’79, poteva competere con Cannes. Cosa che fece, con le sue forze, ma lo Stato non ci credette e finì con l’abbandonarla». Ecco, mi chiedo da frequentatore ultratrentennale del Festival di Taormina cosa succederà adesso, di questa manifestazione per la quale ho mandato in onda, in tanti anni, ore e ore di servizi e di speciali, dopo che dai giornali ho letto del conflitto che ha opposto l’organizzazione che ha realizzato Taormina negli ultimi cinque anni e una nuova proposta ad essa contraria, un conflitto che è stato portato davanti al giudice amministrativo e che fa prefigurare per quest’anno (e si spera solo per quest’anno…) che il festival potrebbe, ma il condizionale a questo punto sembra un eufemismo, non realizzarsi. È stato riconosciuto pubblicamente persino dai direttori di Cannes e Venezia che Taormina aveva riconquistato una grande visibilità a livello hollywoodiano. Alcuni pensano che avrebbe dovuto approfondire il discorso più strettamente cinematografico. Tutte cose di cui discutere, per il bene del festival, del cinema e della cultura. Ma che un’occasione unica come il G7 proprio a Taormina, ad appena un mese prima delle date tradizionali del Festival, non si sia saputa cogliere per rilanciare ulteriormente una manifestazione di tale richiamo e potenzialità è una di quelle notizie che avremmo sperato di non dover mai dare.

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Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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