Editorialisti

10 Aprile 2013

Non si vive di solo export

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Per molte aziende, gli ultimi due anni sono stati una vera corsa all’estero perché ritenuta la via d’uscita più rapida per attutire e colmare le importanti perdite prodotte dal mercato interno. A conti fatti però, non per tutti è stata una mossa vincente perché si sono registrati trend positivi solo per due comparti: i mobili da bagno +2,6% e i rubinetti +2,7% e, secondo il Centro studi Cosmit/FederlegnoArredo per Assobagno, le vendite all’estero nel 2012, hanno perso 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Ma perché questo? Per prima cosa perché uscire dai confini italiani non è un’operazione né semplice né che si può improvvisare da un anno all’altro. Per servire paesi come India, Cina, Sud America, Russia e gli Emirati, che più di altri oggi sono alla ricerca di prodotti di design e Made in Italy, o la stessa Europa, è necessario essersi già strutturati nel corso degli anni attraverso un processo di internazionalizzazione importante e serio, azione che per aziende familiari di dimensioni medio-piccole e piccole come quelle del nostro settore, non è certo semplice.
A testimonianza di questo, i risultati negativi di alcune imprese che hanno tentato di fare il passo più lungo della gamba e, non solo non hanno avuto riscontri, ma hanno vanificato importanti investimenti e, nel contempo, hanno penalizzato il mercato interno che non è stato supportato a dovere proprio quando ne aveva più bisogno. A sollevare questo problema è la stessa distribuzione italiana che già da tempo lamenta che l’industria ha tagliato i budget a loro destinati per usarli extraconfine col risultato che sono diminuite le aziende che investono nel trade marketing, che spingono sulla formazione, che comunicano sulle testate b2b e che creano attività in co-partnership per cercare di aumentare la domanda.
Quello che chiede oggi il trade attraverso le pagine di Ab è di non essere accantonato o peggio ancora dimenticato solo perché in sofferenza e perché, ancora per il momento, non riesce a reagire. Al contrario, richiede a grande voce di essere sostenuto soprattutto in questo momento delicato e di essere sempre più protagonista di quelle strategie win-win annunciate più volte dall’industria anche attraverso la nostra rivista. I produttori, dal canto loro, devono guardare oltre la crisi e tornare a presidiare il mercato interno con piani più a lungo termine perché, non si vive di solo export (che rappresenta il 37% sulle vendite totali), e soprattutto perché, quando questa crisi passerà, solo chi avrà mantenuto vive le partnership con il retail continuerà a lavorare, per tutti gli altri il rischio è di essere stati tagliati fuori e di dover ricominciare da capo.

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Testarda e amante delle sfide. Cancro ascendente vergine (e ho detto tutto). A sei anni sognavo di diventare pompiere o sassofonista di una jazz band. Poi, un giorno, scrivo il mio primo articolo e mi innamoro di questo mestiere.
Amo il mio cane Rudolph, le crêpes (ma rigorosamente quelle che si mangiano nel quartiere Saint-Germain-des-Prés, a Parigi), le piante grasse e gli scarponi da trekking consumati dalle tante camminate fatte tra le montagne del Trentino.
Sono in Editoriale Duesse dal 2006 e lavoro su Ab da quando era ancora solo un progetto. Del mio lavoro mi diverte il fermento quotidiano, dar fastidio alla concorrenza e scovare quelle notizie che nessuno ancora ha trovato. Ma, quello che mi affascina di più, è fermarmi a osservare le dinamiche che regolano il mercato dell’arredobagno per capire quali saranno le tendenze nel futuro.


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