Editorialisti

06 Giugno 2011

Il design non si vende da solo

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Questo numero di Ab è interamente dedicato al design. Ma la particolarità sta nel come abbiamo trattato questo tema. A differenza di molte altre riviste che si limitano a mostrare il lato estetico dei prodotti e la firma del designer, noi lo abbiamo approcciato in un modo prettamente business, ovvero intervistando da chi il design lo crea, a chi lo vende, per capire meglio come questo possa diventare un business ancora più importante.
Sì, perché il prodotto di design non deve essere usato, come a volte capita, solo come uno “specchietto per le allodole” per attirare i clienti, ma deve essere trattato in modo adeguato perché è un’importante leva di differenziazione, fa aumentare la pedonabilità, richiama una clientela alto spendente, architetti e operatori del settore e, se usato come una valida argomentazione, fa accrescere la redditività di un punto vendita.
Questi aspetti emergono chiaramente dall’inchiesta di pagina 32 dove abbiamo dato la parola ad alcuni titolari di boutique che fanno del design il loro business principale. Quello che si evince è che non è, comunque, semplice vendere questi prodotti
(che notoriamente hanno anche un prezzo superiore rispetto ad altri), e che, nonostante l’impegno, c’è ancora poca cultura del design.
Che fare allora? Da un lato i produttori attenti ed evoluti devono aumentare, soprattutto in questo momento di mercato, gli investimenti in adv, formazione e comunicazione sul punto vendita; la distribuzione, a sua volta, deve migliorare la competenza e la preparazione dei venditori ed educarli al gusto perché c’è ancora molta ignoranza che, il più delle volte, è la causa principale di mancate vendite.
E il consumatore? Va seguito passo, passo, nelle scelte e va indirizzato verso quelle aziende che hanno trasformato il design in “good design” ovvero quelle che coniugano gli aspetti estetici con quelli funzionali in perfetta armonia, quelle realtà che, come sottolinea Matteo Thun nell’intervista di copertina, “lavorano ricercando il bello e si ispirano a concetti di semplicità, razionalità e qualità, e che fanno del made in Italy
un portabandiera”, quelle, insomma, che non vendono solo un “bel involucro”, ma soprattutto sostanza.

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Testarda e amante delle sfide. Cancro ascendente vergine (e ho detto tutto). A sei anni sognavo di diventare pompiere o sassofonista di una jazz band. Poi, un giorno, scrivo il mio primo articolo e mi innamoro di questo mestiere.
Amo il mio cane Rudolph, le crêpes (ma rigorosamente quelle che si mangiano nel quartiere Saint-Germain-des-Prés, a Parigi), le piante grasse e gli scarponi da trekking consumati dalle tante camminate fatte tra le montagne del Trentino.
Sono in Editoriale Duesse dal 2006 e lavoro su Ab da quando era ancora solo un progetto. Del mio lavoro mi diverte il fermento quotidiano, dar fastidio alla concorrenza e scovare quelle notizie che nessuno ancora ha trovato. Ma, quello che mi affascina di più, è fermarmi a osservare le dinamiche che regolano il mercato dell’arredobagno per capire quali saranno le tendenze nel futuro.


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