Editorialisti

14 Luglio 2010

Green think!

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Negli ultimi anni sono cambiati profondamente il modo di vivere, la propensione agli acquisti e la sensibilità dei consumatori. E si è trasformato anche il mercato. Anzi, si è evoluto, soprattutto sul tema dell’ecologia e del rispetto ambientale. Oggi, infatti, si parla sempre di più di energie rinnovabili, risparmio energetico, fonti alternative, materiali riciclati e di bio-edilizia. L’attenzione agli aspetti ecologici è diventata anche per i consumatori un valore importante: circa il 28% degli italiani sono ecologisti maniacali (9,5 mln), mentre un 37% (12,3 mln) lo è in modo moderato e selettivo. Secondo Enrico Finzi, presidente di AstraRicerche, intervistato in questo numero, ci troviamo di fronte a un macro-trend, ovvero a un fenomeno di massa, crescente e destinato a durare nel tempo. Il suo consiglio è che l’industria scommetta sul green perché ci sono normative internazionali e ce ne saranno di nuove che imporranno maggior severità e controlli sulla produzione dei prodotti eco (articolo marchi e certificazioni a pag 38) e perché il consumatore, classificato come forte ecologista, ha una maggiore disponibilità economica che “vale” il 50% dei consumi.
È evidente che siamo di fronte a un vero e proprio business, ma è anche un dato di fatto che tra la predisposizione all’acquisto e il reale utilizzo di questi prodotti c’è un divario.
Cosa frena allora la rivoluzione verde? Secondo una recente ricerca di Deloitte la domanda di prodotti green è superiore all’offerta causando mancate vendite sia per l’industria sia per la distribuzione, mentre un altro problema sollevato da Boston Consulting è che i punti vendita sono considerati gli interlocutori meno preparati nell’illustrazione dell’offerta ecologica perché forniscono informazioni scarse o poco chiare ai consumatori.
Ma per chi crede nella svolta verde la soluzione c’è ed è facilmente attuabile. Per tutte quelle aziende che vogliono promuovere prodotti ecologici, è necessario investire molto in formazione e informazione attraverso corsi specifici durante i quali, partendo dalla base, si deve insegnare cos’è un prodotto eco e come deve essere spiegato al cliente. Dall’altra parte è necessario facilitare la reperibilità dei prodotti ed educare il consumatore attraverso un’adeguata comunicazione sul punto vendita, un packaging specifico, del materiale informativo e pop.
Per far sì che questo accada, però, è necessario che la collaborazione tra produttori e retail diventi ancora più sinergica e finalizzata a creare un percorso virtuoso a lungo termine. Solo così sarà possibile fare l’interesse di tutti gli attori del mercato con un occhio attento all’ambiente.

Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Testarda e amante delle sfide. Cancro ascendente vergine (e ho detto tutto). A sei anni sognavo di diventare pompiere o sassofonista di una jazz band. Poi, un giorno, scrivo il mio primo articolo e mi innamoro di questo mestiere.
Amo il mio cane Rudolph, le crêpes (ma rigorosamente quelle che si mangiano nel quartiere Saint-Germain-des-Prés, a Parigi), le piante grasse e gli scarponi da trekking consumati dalle tante camminate fatte tra le montagne del Trentino.
Sono in Editoriale Duesse dal 2006 e lavoro su Ab da quando era ancora solo un progetto. Del mio lavoro mi diverte il fermento quotidiano, dar fastidio alla concorrenza e scovare quelle notizie che nessuno ancora ha trovato. Ma, quello che mi affascina di più, è fermarmi a osservare le dinamiche che regolano il mercato dell’arredobagno per capire quali saranno le tendenze nel futuro.


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