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Parlando con molti retailer è emerso in modo condiviso che le sfide più importanti da affrontare sono: saper divulgare il proprio capitale reputazionale, essere capaci di raccontare l’azienda e la sua storia e riuscire a creare un legame con il consumatore per ottenere un vantaggio competitivo sui competitor.

 

Per fare tutto questo, oltre alle classiche attività di marketing, un aiuto concreto arriva dal digital. I social media (Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest e YouTube), se ben utilizzati, aiutano ad accrescere la brand reputation, instaurare un dialogo bidirezionale tra i brand e i consumatori e aumentare il valore del proprio business nel dialogo con il target di riferimento. Data la centralità del tema, lo abbiamo affrontato con molti di voi in questo numero per cercare di capire come e se gli showroom sanno sfruttare questa leva. La maggior parte degli intervistati ci ha spiegato che fino a poco tempo fa il limite più grosso delle classiche azioni di marketing è che non consentivano di misurare il ritorno degli investimenti, ovvero che venivano investite, magari anche quote importanti, ma non si riusciva ad avere alcun feedback. Al contrario, da quando hanno dato il via ad azioni di digital marketing, non solo hanno potuto indirizzare correttamente il budget, ma hanno individuato il target da influenzare. Un esempio su tutti, la case history di Fiorin Arredamenti di Albenga in provincia di Savona (leggi approfondimento a pag. 42) che, investendo 10 mila euro in un anno su Facebook, ha avuto un incremento del 1.200% delle visite sul sito e un sell out in crescita nonostante la superficie del negozio fosse stata ridotta di circa un terzo. E stanno lavorando in questo senso anche altri retailer che ci hanno dichiarato di essere soddisfatti perché hanno aumentato pedonabilità e vendite. In molti hanno deciso poi di investire anche sui media on line per cercare di intercettare dei target più trasversali senza essere obbligati a un investimento continuo, ma solo quando c’è qualcosa di importante da comunicare (nuova collezione, un “fuori tutto”, un evento in store ecc…), e anche in questo caso le esperienze sono positive. Certo, come ha spiegato bene un altro intervistato, Marco Meozzi di Meozzi Arredamenti (Pg), il cliente non sceglie un negozio a discapito di altri solo per la presenza sul Web, ma a influenzarlo è il marketing mix ben studiato e calibrato per il proprio target. Questo a significare che è giusto che il retail si evolva e metta in campo azioni 2.0, ma il lavoro più importante è, e rimarrà anche nell’era del digital, il servizio, la professionalità, la sensibilità nell’anticipare tendenze e la capacità di creare progetti unici.

Arianna Sorbara - Progetto Cucina



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