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Occasioni

Per il comparto legno-arredo il 2017 è stato un anno positivo (giro d’affari di quasi 27 miliardi di euro, +2,1%) e il 2018 è iniziato altrettanto bene. Nello specifico, il settore cucine ha visto un leggero incremento nella produzione (0,5%) e un’impennata nelle esportazioni (3,2%). Fortunatamente questa positività non si limita a cifre sulla carta, ma ha riscontri concreti e visibili. L’ultimo in ordine cronologico, e il più evidente, è stato il Salone del Mobile - al quale dedichiamo questo numero speciale - che è stato, più che mai, palcoscenico di un ritrovato ottimismo. Fin dal primo giorno, infatti, tutti si sono accorti della grande vivacità della ricchezza culturale e dell’assenza di quell’“ansia da prestazione” che per anni ha assillato le aziende del mobile. In questi sei giorni l’industria si è sentita libera di dimostrare chi è senza sentirsi moralmente obbligata a proporre qualcosa di visionario che in passato ha giusto portato a qualche pubblicazione in più sulle riviste consumer, ma a uno scarso feedback commerciale. E proprio questa libertà é l’elemento che è stato più apprezzato dagli operatori che da tempo richiedevano maggiore concretezza. Per questo i brand hanno tenuto a mostrare di avere una coerenza progettuale molto forte e di aver ben definito gli obiettivi finali e le strategie per raggiungerli. A partire dalle realtà più piccole, fino a quelle più grandi e note, tutte hanno saputo mettere in luce la propria capacità produttiva, il proprio Dna e la loro visione dell’abitare contemporaneo attraverso una miscellanea di novità che hanno fatto sí parlare, ma per i giusti motivi: le scelte stilistiche appropriate al target di riferimento, i posizionamenti più chiari e definiti, un giusto rapporto qualità/prezzo, giusto per citarne alcune. A rafforzare l’attenzione per l’estetica, poi, ci sono state le tante collaborazioni con i designer che sono risultate più forti e inserite meglio all’interno di strategie di branding, partnership e riposizionamenti. Soprattutto in quelle realtà (la maggior parte) che guardano l’estero come un volano per crescere e affermarsi ancora di più.
E se gli operatori, progettisti, architetti italiani e stranieri hanno partecipato in massa, a mancare è stato il retail italiano. È vero che la fiera non nasce per la distribuzione, ma abbiamo notato (e non è la prima volta) una debole affluenza tra gli stand di Eurocucina e Ftk. Dalle nostre inchieste emerge che ancora troppo spesso i rivenditori non considerano il Salone come un’opportunità per fare business, tanto che partecipano più volentieri agli eventi del Fuorisalone (anche per una questione economica e di orari più congeniali al lavoro in negozio), mentre per i professionisti è un appuntamento molto atteso e sentito.
Un peccato secondo noi perché il Salone ha un’anima business molto forte. Per prima cosa, con le sue biennali, è il luogo dove il design ha trovato casa e dove il sistema dell’abitare prende vita e forma. E poi perché è un evento che, se ben vissuto, permette di allargare i propri orizzonti commerciali, di imparare a confrontarsi anche con realtà diverse e di fare networking.

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Arianna Sorbara - Progetto Cucina



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