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DAL DIRE AL FARE

Ammettiamolo, fino alla primavera scorsa – e forse anche dopo – ci si è illusi che la realtà potesse ancora essere plasmata o quanto meno che si potesse ancora galleggiare sopra i cambiamenti continuando con le vecchie abitudini e con le solite soluzioni. Oggi invece, come ha descritto crudamente un noto retailer, “Tutti i nodi stanno venendo al pettine e in piena tempesta”. Ovvero, siamo arrivati al dunque dopo anni e anni in cui si è continuato ad annegare inefficienze, perdite e storture drogando i volumi dei fatturati, con l’effetto solo di peggiorare ancora di più lo stato di salute del mercato e delle sue imprese. Ma, siamo arrivati al dunque anche dopo anni nei quali era evidente che il mondo intorno stava cambiando e anche radicalmente. Negli ultimi mesi le ricadute di questa voluta doppia miopia, hanno iniziato però ad accelerare e ad accumularsi, rendendo così evidente anche agli occhi più scettici e più reazionari, che si sta chiudendo veramente un’era e che le scappatoie speculative di brevissimo termine che ancora oggi diversi soggetti – sia lato trade sia lato industry - si ostinano a mettere in campo, non solo non salveranno le loro aziende, ma accentueranno la malattia dell’intero mercato. Lo dicono i fatti e i numeri e lo conferma la preoccupazione netta che attraversa un mercato diventato cosciente che questo sistema non è ormai solo insostenibile, ma anche sempre meno interessante per i clienti e appetibile per i brand. Eppure, ci viene difficile, dopo aver sentito tante voci per questo Speciale, affermare che questo mercato si appresta veramente a non essere più prigioniero di quello che è sempre stato e di quello che ha sempre funzionato, rinunciando, per cominciare, a fare della crescita del ecommerce, la sorgente di ogni male e del divario di prezzo, il problema da risolvere. La sensazione forte è quindi che cambiamenti veri (ovvero strutturali e culturali) non siano ancora all’orizzonte, magari perché, come afferma più di uno, non è arrivato ancora veramente il momento “dell’ora o mai più”; oppure perché è impresa quasi impossibile capire come cambiare pelle e testa in un momento nel quale è veramente difficile far tornare i conti e in un contesto che è tuttora in divenire. Ma questo non vuol dire che non ci siano però già dei nuovi punti cardinali a cui guardare e nuove opportunità da scoprire e non ci siano modelli di business vincenti, e, aggiungiamo, anche al di fuori di quelli digitali “algoritmi centrici”. Perciò, se è vero che siamo arrivati veramente al dunque e altrettanto vero che questa presa di coscienza non può esaurirsi nella sola mera convinzione che i cambiamenti saranno inevitabili…

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Elena Reguzzoni TCE


45 anni…ebbene sì ho iniziato a lavorare al tempo del telex.

Scorpione ascendente Leone, della serie donna con pungiglione e criniera.

Dopo anni (tanti!) in una multinazionale d’elettronica, nel 2003 il salto della barricata - io lo chiamo cambio di vita - e l’entrata in Editoriale Duesse.

Della vita editoriale mi piace che sono immersa nel mercato e la moltitudine degli incontri.

Ammiro la capacità di visione, l’umiltà e la gente che “suda”.

Mi fa arrabbiare la mancanza di rispetto e la superficialitĂ .

Invidio solo un genere di persone: quelle che parlano correttamente due o tre lingue.

Del mercato hi-tech mi piace la velocitĂ  e il dinamismo, ma non comprendo la capacitĂ  di "triturare" innovazione.

Mi piace premiarmi scappando nel mio rifugio in Val d’Intelvi


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