Editorialisti

17 Giugno 2019

IL RISIKO DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA ITALIANA

Emanuela Sesta

Aggregazioni tra insegne, partnership, nuove centrali d’acquisto: gli equilibri della grande distribuzione organizzata italiana si sono rimescolati lo scorso maggio, con l’annuncio da parte di Conad dell’acquisto di quasi la totalità della rete Auchan attiva nel nostro paese. La strada dell’acquisizione non sembra quindi essere appannaggio unico del canale technical (e di Unieuro in modo particolare, ma non solo) ma terapia comune al commercio in generale.

 

Anche se, come ha tenuto a precisare Mario Gasbarrino, ad di Unes, nel commentare la notizia, “stiamo vivendo un passaggio epocale e di fronte a trasformazioni di questa portata, le operazioni di razionalizzazione e concentrazione rischiano di essere una risposta già vecchia”. Necessaria, ma non sufficiente.

 

La sfida è complessa, perché si fonda su paradigmi radicalmente nuovi, dopo che l’avvento dell’eCommerce e le innovazioni tecnologiche hanno scardinato quelli in vigore da secoli. La diffusione del digitale ha spezzato il tradizionale duopolio tra industria e trade e “i ruoli si stanno mischiando” fa notare ancora Gasbarrino, “i produttori potranno fare i distributori e viceversa, mentre i pure player possono già fare entrambe le cose”.

 

Come si risponde a questo ‘nuovo’ che avanza? La specializzazione, la distinzione dell’offerta (intesa proprio come negozio) e il radicamento sul territorio saranno gli elementi in grado di fare la differenza. I negozi certamente saranno di meno e saranno più piccoli, ma saranno omnicanale e più specializzati, sempre più touch point ed esperienziali, sempre più showroom e probabilmente monomarca. “Chi fa un po’ di tutto non resisterà. Vincerà chi riuscirà a conquistare la fiducia dei clienti”, è ancora l’ad di Unes a incalzare una riflessione sul futuro, perché cambierà (se non è già successo) il modo stesso di ingaggiare l’utenza finale, dove gli influencer del futuro si chiamano ‘Alexa’ e usano l’intelligenza artificiale (leggi la prova sul campo sugli assistenti vocali che UpTrade ha fatto per voi in questo numero e le proiezioni di crescita del mercato smart speaker a brevissimo termine).

 

La strada delle aggregazioni – inevitabile e necessaria in un contesto come quello italiano, caratterizzato da un sistema distributivo estremamente frammentato, con numerosi operatori regionali molto radicati ai loro territori – quindi da sola non basta. Il focus non può essere sulle operazioni societarie. Resta infatti il timore che le alleanze che si sono verificate e che si devono ancora verificare non siano figlie di una visione del domani, ma solo della necessità di mettersi assieme per fare massa critica.

Emanuela Sesta

Nata a: Monza il 19 ottobre 1979
In Editoriale Duesse dal: a lot of time
Mi piace: leggere, il cinema, il teatro, l’aperitivo del venerdì e le mie figlie Emma e Sara
Non mi piace: i giornalisti ‘tromboni’
Quando non scrivo su UpTrade mi occupo di: adoro realizzare eventi di ogni tipo
Citazione: “Le donne possono essere imprudenti, ma l’uomo no” Vito Corleone, Il Padrino I


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