Editorialisti

29 Agosto 2019

Quel tesoro di BIG DATA

Linda Parrinello

A prima vista sono i palinsesti di sempre. Editori, broadcaster e, per conto loro, autori e produttori hanno messo in cantiere programmi nuovi (pochi a dire il vero), alcuni ragionevolmente rinnovati, altri pretestuosamente cambiati, i più saranno invece riproposti tali e quali. All’insegna, ora di “squadra che vince non si cambia”, ora di “la paura fa 90”, la prudenza l’ha fatta da padrona: il che è comprensibile, viste le difficoltà di una raccolta pubblicitaria che non si schioda, anzi continua lentamente e inesorabilmente a retrocedere.

 

È questa la sensazione che si evince dalle anticipazioni sull’autunno-inverno 2019 e parte iniziale del 2020, che trovate illustrate e commentate in questo numero. Rai, Mediaset, Discovery e La7 hanno già messo le carte in tavola, gli altri - nella fattispecie soprattutto Sky e company - le mostreranno nei mesi a venire. Ma una novità importante questa stagione la propone già, perché l’innovazione - vera e sostanziale - di questi palinsesti sta paradossalmente fuori dai palinsesti, ed è avulsa dalla programmazione tout court. Infatti, la stagione 2019-2020 sarà la prima in assoluto a essere rilevata anche nella fruizione sui vari device. Quindi, sebbene buona parte dei programmi siano datati, verranno monitorati da Auditel con un nuovo sistema che darà un parametro oggettivo sulla loro visione attraverso supporti alternativi al semplice televisore di casa, dal pc al tablet passando per lo smartphone, in modalità streaming come on demand. Non è detto che i numeri saranno immediatamente roboanti o significativi in termini pubblicitari, anche perché il sistema andrà perfezionandosi strada facendo, e a dirla tutta non serve - almeno al momento - che lo siano. Ma sarà importante cominciare a immagazzinare tutta una serie di dati e di tendenze che sarà possibile trarre dai comportamenti degli utenti online. Oggi il digitale (e i centri media in tal senso si stanno dando molto da fare per fornire servizi agli inserzionisti) consente di capire meglio gusti, aspirazioni, trend della platea. Si tratta dei mitici big data, considerati ormai il nuovo “petrolio” per comprendere e incentivare qualsiasi business. Certo, bisognerà saperli interpretare e superare, non tanto e non solo per assecondare i gusti di oggi, quanto per anticipare quelli di domani. Spetterà, quindi, ai broadcaster approfittare di questa preziosa opportunità che proietta nel presente anche il nostro mercato televisivo. Ma solo tra un anno saremo in grado di verificare se, alla luce di tali spunti, dei nuovi palinsesti saranno ancora possibili.

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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