e-duesse.it / Editorial(ist)i / Linda Parrinello

navigation

Fa sorridere in mezzo al marasma montiano che ha introdotto e reintrodotto (rinominandole) tasse vecchie e nuove per risanare i conti di uno Stato in rincorsa affannosa di una ripresa di là da venire, come anche quest’anno – all’appropinquarsi dello scattare del termine per il pagamento del canone Rai – si sia verificata la solita levata di scudi su una tassa che, chissà perché, più di ogni altra, secondo molti maître à penser, non s’ha da pagare. Pagheremo di più per gas, elettricità, benzina, casa, autostrade, sanità, ma il canone Rai no, non si può e non si deve...
In effetti, anche in tempi recenti fior di ricerche hanno evidenziato come esso sia in assoluto il balzello più odiato fra tutti. E non può essere taciuto che chi lavora e dirige il transatlantico di viale Mazzini ormai da anni ce la mette tutta per far disamorare i tassati paganti: troppi programmi abborracciati, troppe storie scontate e informazione narcotizzata, troppe facce senza arte né parte che non riescono né a divertire né tanto meno a intrattenere, troppe liti intestine legate non alla visione strategica dell’azienda, bensì alla collocazione politica ora di quel conduttore, ora di un giornalista, piuttosto che di un direttore di rete o consigliere di amministrazione. Uno spettacolo indecoroso che fa male al cuore. Ma che si sprechino titoli di quotidiani a doppia colonna per denunciare che il canone Rai, che per inciso è tra i più bassi (se non il più basso) d’Europa, aumenta di un euro e 50 centesimi, è un’indignazione degna di miglior causa. Soprattutto perché va a supporto e a giustificazione di quegli evasori che ogni hanno non lo pagano per un ammontare complessivo pari a circa 600mln di euro. E per indignarsi di tale reato, che io ricordi, non sono stati spesi altrettanti titoli di giornali.
È fuor di dubbio che il servizio pubblico vada riformulato e rifondato, che vada approntata una semiprivatizzazione, che vadano inseriti criteri meritocratici e di competenza (da chi poi?), ma che non si debba pagare un canone annuo pari a 112 euro, ritenendolo esorbitante, quando in Italia ci sono circa 8mln di famiglie che pagano ogni mese fior di quattrini un abbonamento per i servizi di pay tv (vogliamo parlare di quanto si spende in cellulari?), è un nonsenso. Una furbizia tipicamente italiana, perché la gente guarda i canali Rai più degli altri, foss’anche solo per criticarli. Non è il canone a dover essere azzerato, bensì il modo di concepire la Rai come terreno di conquista ora di una parte politica ora dell’altra, parti solitamente vicine proprio a quegli stessi editorialisti che in queste settimane si sono stracciati le vesti cavalcando la protesta anticanone. Nessuno che azzardi un’autocritica, che proponga alternative non pro domo sua. In compenso, c’è chi inneggia alle ruspe per spianare viale Mazzini e chi auspica la bancarotta. Intanto sui conti dell’azienda – che dal vituperato aumento porterà a casa solo 20mln di euro in più – grava un disavanzo strutturale di circa 100mln, con conseguenti e ulteriori pesanti tagli ai budget di reti e produzioni, malgrado i costi maggiorati dovuti all’inflazione. Troppa gente ha fretta di suonare le campane a morto per il servizio pubblico, dimenticando che una Rai liberata e in salute (economica ed editoriale) servirebbe a tutti. Al Paese, al pluralismo, alla cultura e – certamente – anche ai competitor.

Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31