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È l’inizio di un periodo complesso quello che salutiamo al primo scorgere del 2011. Molte le cose che si apprestano a evolversi sul mercato televisivo, proiettando riflessi e imponendo riflessioni sull’andamento del settore. Eccone alcune.
✓ PubblicitÀ – Gli inserzionisti possono adesso investire non solo sulle fasce orarie, ma direttamente sui programmi. Le tre maggiori concessionarie (Sipra, Publitalia e Sky Pubblicità), infatti, si sono attrezzate al fine di mettere a punto offerte e listini che ancor più che in passato permettono – agli investitori maggiori – di optare per pacchetti che consentono di collocare gli spot dove e quando desiderano. È la risposta dell’advertising alla crescente polverizzazione delle audience e alla profilazione
del target, che carica di maggiori responsabilità le scelte di chi fa e pensa i programmi. Non resta che vedere come sfrutteranno l’opportunità centri media e inserzionisti: se si faranno abbagliare dal déjà vu
o se avranno il coraggio di puntare su quella (poca) innovazione che – almeno a parole – cercano.
✓ Spagna – In qualsiasi modo la si pensi politicamente, non può che far piacere sapere che un’azienda italiana – la Mediaset fondata dal premier Silvio Berlusconi – sia diventata con l’operazione Cuatro-Digital Plus il maggiore operatore televisivo della penisola Iberica. Fa piacere che nessuno abbia trovato nell’italianità dell’azienda un requisito a sfavore (come fece a suo tempo la spocchiosa Francia con Five). Anche perché in Spagna, contrariamente a quanto sembrerebbe ritenere il ministro Paolo Romani
a proposito del beauty contest, gli investimenti esteri – siano essi europei o extraeuropei – sono sempre
i benvenuti.
✓ Contratto di servizio – La saggezza popolare recita di non fare promesse che si sa di non poter mantenere. Al momento di andare in stampa, è trascorso più di un anno dalla data fatidica – il 1° gennaio 2010 – in cui, a sentire gli annunci altisonanti dell’attuale ministro Romani, sarebbe senz’altro entrato in vigore il nuovo contratto di servizio che avrebbe dovuto ispirare l’azione della Rai da gennaio 2010 al dicembre 2012. Invece, dopo una lunga sequenza di polemiche e minacce, il testo attualmente sarebbe ancora al vaglio della Commissione bicamerale. Si tratta di un’inottemperanza grave? Lo sarebbe se il documento fosse nella realtà una seria e vincolante espressione dell’attività aziendale, mentre il più delle volte si riduce a un’elencazione di buoni quando non di generici propositi che chiunque si sente il diritto di interpretare quando non di ignorare. Insomma, si tratta di una pura formalità, che all’atto della firma produrrà un documento vecchio già di un anno e che, visti i tempi di approvazione, dovrà cominciare a essere ridiscusso dopo pochi mesi se si vorrà arrivare puntuali all’appuntamento con la scadenza del 2012. Ma si può?
✓ Rubriche – Chiudiamo con una digressione che ci riguarda direttamente. Da questo numero Tivù diventa più ricco. Abbiamo voluto accogliere il nuovo anno che, come abbiamo sopra evidenziato, si presenta particolarmente carico di eventi, con una formula più articolata e approfondita. Prende infatti il via la nostra nuova rubrica dedicata al mondo dei produttori. Si chiama “Diario di produzione” ed è uno spazio che poniamo a disposizione delle reti, degli operatori e degli investitori per informare e informarsi su quanto si prepara dietro le quinte del piccolo schermo. C’è poi “On Screen”, un’altra nuova rubrica che sottopone a disamina quanto accade nel mondo della produzione di contenuti a livello internazionale. Altre novità vedranno la luce nei prossimi mesi. Per una testata che oltre a essere di informazione, si pone sempre più come uno strumento a servizio del mercato.

Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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