Editorialisti

28 Febbraio 2019

KIDS, TWEENS & TEENS GRANDE MERCATO, PICCOLA INDUSTRIA

Linda Parrinello

Quella italiana è l’offerta televisiva tra le più ricche in Europa (se la gioca col ben più composito, audiovisualmente parlando, mercato inglese) di canali kids, teens e tweens. Ma se quella che negli anni 50 e 60 era un’offerta limitata a poche ore nell’arco della giornata e contraddistinta da contenuti edutainment (da servizio pubblico), prima con l’avvento della tv commerciale e poi con quello dei servizi pay è diventato un vero e proprio mercato dell’entertainment, dove i bambini vanno soprattutto intrattenuti e poi - possibilmente - educati.

 

Un mercato che però nel nostro Paese stenta a diventare industria, anche se è senz’altro tra i più connotati in tema di generi e target, perché via via sono stati individuati profili di audience molto precisi relativamente a età, sesso ed estrazione culturale. In più, l’Italia è il Paese che in Europa ha visto nascere il primo canale tematico in assoluto sul digitale terrestre free, Boing, frutto del coraggioso slancio (era il lontano 2004) di Mediaset e Turner Broadcasting System. Tuttavia, il nostro è anche il Paese che non vede decollare gli investimenti sull’animazione locale: occhio e croce siamo a meno di un quarto della Francia… Visto che, se non fosse per la mission che si è imposta (bisogna dire con ottimi risultati) la Rai, la produzione nazionale di animazione languirebbe più di quanto non faccia adesso. Per fortuna, c’è la live action, programmi contenitore e serie per bambini e ragazzi in cui vanno cimentandosi con assiduità o una tantum diverse società di produzione tricolori, ma siamo ancora a livelli tali per cui i margini di crescita rimangono ampissimi.

 

Oggi che finalmente è rinata l’attenzione sulla fiction nazionale, andrebbero puntati con maggiore insistenza i riflettori anche su un settore – come quello dell’animazione - che beneficia senz’altro dei vantaggi della Legge Franceschini sull’audiovisivo, ma non del sostegno di cui usufruiscono i competitor a livello internazionale. Un settore che costituisce un bacino d’utenza delicato sì, ma anche strategico sia per agganciare i fruitori dei contenuti (tv e on demand) di oggi e di domani, ma anche per rivolgersi a una platea complessa com’è quella delle famiglie. Certo, come dimostrano i contenuti della nostra cover story, molti passi sono stati fatti, altri rimangono da fare, il dato certo è che anche su questo fronte la creatività italiana ha la storia e le capacità per poter competere. Basta crederci.

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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