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Questo numero di Tivù nasce speciale perché viene distribuito anche in occasione del MipTv, il mercato primaverile dell’industria televisiva mondiale. In più la cover è dedicata all’edizione 2010 della Power Map. E a dire il vero quest’anno è ancora più difficile spiegare su quali basi si regga l’equilibrio di potere del sistema italiano. Le cause sono già note: il duopolio ormai connaturato nella tv generalista, con Rai e Mediaset a farsi da sponda (sia nell’analogico che nel Dtt) e TiMedia da contorno, e la monopolista satellitare Sky Italia che - per cercare di competere all’interno di un sistema tanto rigido - ha dovuto sfoderare una grande potenza di fuoco. Connaturandosi alla fine come un’ulteriore elemento di rigidità. A ciò si aggiunga il conflitto di interessi del premier Silvio Berlusconi, e la recessione che ha investito nella sua globalità il sistema economico internazionale (in primis la raccolta pubblicitaria), e si comprende perché la quarta edizione della Power Map si presenta con poche variazioni rispetto a quella del 2009: ci sono solo sette new entry (cinque delle quali in seguito al turnover dei vertici Rai) e cinque esclusioni. Per il resto si assiste a una sostanziale conferma dell’edizione precedente, pur con varianti relative alle singole performance in seno al contesto generale.
Si tratta di una stasi che certo non incoraggia gli investitori internazionali ad affacciarsi nel nostro etere: Airplus, che ha rilevato le attività pay di TiMedia, dopo neanche un anno di attività, pare voglia già vendere, mentre Comcast - che era venuta a esplorare la possibilità di avviare un suo business in Italia - sembra al momento aver deposto ogni velleità. Dall’altra parte, è sotto gli occhi di tutti che grazie al fatto che i singoli broadcaster si giocano quote di mercato tanto importanti, fa sì che gli stessi siano disposti a investire e diversificare attività e iniziative (basti vedere la concorrenza tecnologica e di contenuti sorta tra i servizi pay di Sky e Mediaset), e ciò movimenta e moltiplica l’offerta a beneficio del pubblico. Non va dimenticato inoltre che la riconferma per vari anni dei manager al vertice della piramide di comando è un forte segnale di continuità molto apprezzato dai rispettivi partner nazionali e internazionali. Plus di cui, purtroppo, non si può avvalere la Rai in quanto servizio pubblico e pertanto soggetta ai mutamenti politici del governo.
Ciò vuol dire che è soprattutto l’industria della distribuzione dei contenuti (le televisioni) a recitare la parte del leone, mentre chi li crea (i produttori indipendenti) opera in un contesto di sottomissione che non ha eguali nel Vecchio Continente. Condizione recentemente suggellata da un decreto che nega loro anche la titolarità dei diritti residuali sulle produzioni.
Non potevano mancare gli artisti-autori, le “pedine” attraverso cui le reti si contendono le audience e che, in una fase di recrudescenza della sfida tra i tre maggiori competitor, rappresentano i terminali ultimi su cui poggiano le strategie e che ormai, in molti casi, scalpitano per poter avere una maggiore libertà d’azione rispetto ai rigidi contratti che li legano ai canali. È dunque un panorama complesso quello che viene fuori dalla Power Map 2010, un panorama che dà il senso di una televisione ancora molto seguita dal pubblico (le ore di visione media sono tra le più alte d’Europa), con ampi margini di crescita (soprattutto sul fronte pay) e con la voglia di sperimentare nuovi schemi (in particolare sotto il profilo tecnologico). Ed è una televisione che già dal prossimo anno dovrà fare i conti con lo switch off digitale ormai quasi ultimato. Chissà se in seguito cambierà veramente qualcosa nella competizione….

Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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