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Amici, X Factor, The Voice e Italia’s Got Talent. Le ultime edizioni di questi premiati show del piccolo schermo, al netto degli inevitabili carichi di dilettanti allo sbaraglio che si portano dietro, visto che attirano – legittimamente – le ambizioni istrioniche di intere categorie della popolazione tricolore, dicono qualcosa che ancora la stessa televisione stenta a decifrare. Ovvero che nelle loro espressioni migliori, cioè nella crème de la crème che in sostanza, ma non necessariamente a volte, arriva alle selezioni, il nostro Paese sforna intere generazioni di italiani di talento che la tv si ostina a ignorare. Al massimo ne fa zimbelli per qualche reality, star per una stagione che si spendono nelle feste paesane o nei centri commerciali, difficilmente li aiuta a diventare personaggi a tutto tondo. Infatti, a parte i vincitori delle varie edizioni che in linea di massima godono di una più o meno alta visibilità, a guardare le esibizioni di certi comici, così come di giovani cantanti piuttosto che di ballerini e musicisti, giocolieri e fancazzisti vari, vien da chiedersi come sia possibile che le emittenti degli anni Duemila e rotti non riescano a sfruttarne il talento praticando quel sano esercizio della curiosità, del rischio, del divertimento fine a se stesso, che ha raggiunto nei decenni passati vette eccelse grazie a personaggi del calibro di Renzo Arbore. Manca il capocomico in grado di intravedere nel talentuoso diciottenne intimidito dalle telecamere l’artista che è in lui, l’unico capace di tirarlo fuori facendogli da mentore e da spalla, da regista e da comprimario. Cosa impedirebbe, con tanta materia prima a disposizione, di realizzare un Indietro tutta 3.0? Qualcosa di nuovo, capace di mettere insieme ciò che ciascuno di loro sa fare meglio, valorizzandolo in modo esponenziale? Certo non tutti hanno le capacità di un Arbore o di un Pippo Baudo, anche lui a suo tempo ha fatto da agevolatore di talenti, piuttosto che di Gino & Michele e di un Antonio Ricci, l’unico ancora in piena attività televisiva, ma che su quel fronte ha ormai decisamente deposto le armi (le veline, ne converrete, non fanno testo…). E a chi è tentato di obiettare (come avviene di solito) che non ci sarebbero eventualmente i budget per sperimentare in seconda serata, perché latita il coraggio di osare dei “dilettanti” in prima, verrebbe da rispondere sciorinando le audience sempre più anemiche di certi professionisti, che ormai si trascinano stanchi, superpagati e smunti tra un programma e l’altro. Rimanendo in tema: avete notato quanto sono divertenti e freschi gli Street Clerks, ex concorrenti di X Factor del 2013 in E poi c’è Cattelan su SkyUno? Chissà quanti altri loro sodali sono stati masticati, digeriti e espulsi dalla rutilante fabbrica dei talent e che invece avrebbero avuto, tanto quanto loro, ragione e diritto di occupare uno strapuntino, per poter crescere e diventare delle promesse mantenute del nostro sempre più asfittico (da quando anche Mtv ha rinunciato a selezionare nuove facce da spendere in video...) panorama televisivo. Siamo talmente sordi, ciechi e chiusi, che anche questa categoria può vantare i suoi “cervelli in fuga”, metti il 22enne Domenico Vaccarono, ginnasta di Trani, che ha vinto di recente Belgium’s Got Talent, e che aspira a unirsi al Cirque du Soleil, e Andrea Faustini, ventenne romano arrivato in finale nella tostissima ultima edizione di X Factor Uk, con mister Simon Cowell in giuria, a cui si stanno aprendo le porte dello showbiz in terra di Albione. Possibile, signori dirigenti, che la televisione italiana possa permettersi un simile spreco?

Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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