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Mentre stiamo per chiudere questo numero di Tivù, si accavallano le notizie riguardo le possibili mosse sui palinsesti della stagione autunnale, che verranno presentati tra fine giugno e luglio. I giochi decisivi si svolgono in queste settimane, e al momento non è dato sapere con certezza dove aprirà i battenti l’Edicola di Fiorello, se Bonolis rifirmerà con Mediaset oppure traslocherà in Viale Mazzini, se la 73enne Raffaella Carrà si sobbarcherà la di per sé vetusta Domenica in, nelle mani di chi finirà Ballarò, dove riparerà (ammesso che ripari altrove) Davide Parenti, e potremmo continuare a oltranza tra annunci strategici fatti trapelare artatamente da agenti per scroccare compensi più alti al rinnovo dei contratti dei loro pupilli, ballon d’essai lanciati ad arte dai responsabili di programmazione tanto per vedere “l’effetto che fa”, voli pindarici della stampa a corto di gossip su chi vorrebbe fare cosa e chi sarà dentro o fuori a causa delle sue più o meno presunte “simpatie” politiche o sentimentali. Tutto già visto e rivisto: nulla di nuovo sotto il sole. Con l’eccezione di una La7 che vede per la prima volta alla prova dei fatti il novello direttore Fabrizio Salini (avrà una nuova anima o rafforzerà l’attuale?) e dei due nuovi competitor generalisti come Tv8 e Nove, che in questa stagione hanno raggiunto rispettivamente l’1,31% e lo 0,79% di share (fonte: Geca Italia, ndr): il primo è in crescita rispetto alle passate performance di Mtv, mentre il secondo risulta sostanzialmente stabile. Tre elementi “guastatori” sul fronte generalista, che si presentano alla linea di partenza con elementi da correggere, altri da rivedere e alcuni da potenziare, e di cui gli altri canali vicini di Lcn devono imparare sempre più a tenere conto. In più, grandi novità ci si aspetta da una Rai che propone la prima stagione totalmente ispirata al new deal dettato dal dg Campo Dall’Orto ai suoi neonominati direttori di rete, mentre per Mediaset potrebbe essere ancora troppo presto per tirare un sospiro di sollievo dopo la feroce austerity imposta per finanziare Premium e dare così maggior fiato ai contenuti delle sue stressate generaliste. Il tutto a fronte di una Sky che sta chiudendo una primavera piuttosto scoppiettante, avendo in programmazione allo stesso tempo perle internazionali come Il trono di spade e The Night Manager, e produzioni locali del calibro di Gomorra 2 e Dov’è Mario?, solo per limitarci al menù di Sky Atlantic…Come dire? Ci sarebbero tutti i presupposti per aspettarsi dei palinsesti 2016-2017 di impatto, più coraggiosi e variegati, più originali, competitivi e ambiziosi. Che alla fin fine è la stessa speranza che si è nutrita sistematicamente negli anni scorsi e che sistematicamente è andata disattesa: basterebbe rileggersi i titoli dei giornali post presentazioni degli anni passati per rendersene conto. Ma sperare è possibile, anzi inevitabile, foss’anche doveroso visto che – come diceva Eraclito – se non si spera è impossibile trovare l’inatteso.

Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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