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31 luglio 2003: segno leone, ascendente televisione…. Sky Italia nasceva esattamente due lustri fa, e d’allora nulla dentro e fuori il piccolo schermo tricolore è stato più come prima. Innanzitutto, va ricordato l’esordio della mastodontica campagna di marketing tesa a imporre oltre al servizio pay, soprattutto il brand. Ovvero un diverso modo di concepire il consumo dei contenuti televisivi, non più solo generalisti – volti cioè a soddisfare un’indifferenziata massa di pubblico – bensì tematici, quasi fossero delle testate specializzate che l’abbonato pagante acquista ogni mese in edicola. Un esercizio di volontà, rispetto a un servizio che non si “subisce” (anche perché l’abbonamento Rai, da quando si è tramutato in tassa di scopo, rasenterebbe ormai l’imposizione), bensì si sceglie. In aggiunta Sky non si colloca solo come una novità editoriale – senza, molti operatori nazionali e internazionali non avrebbero avuto alcun margine di manovra in un mercato tv blindato com’era allora quello nostrano –, ma anche e soprattutto come piattaforma tecnologica, innovativa nella scelta del mezzo trasmissivo (il satellite rispetto al nascente Dtt), interattiva e con una capacità funzionale a oggi insuperata: dalla videoregistrazione (MySky) all’on demand (Sky on demand), dall’Hd al 3D, ai servizi in mobilità (Sky Go). Solo per citare i più importanti. Non si può tacere inoltre che senza la tenacia della piattaforma NewsCorp. nel salvaguardare la sicurezza del sistema tecnologico dall’attacco di un popolo di furbi come il nostro (ricordiamo che proprio le card taroccate sono state tra le principali cause del collasso di Tele+ e Stream…) oggi il nostro Paese non avrebbe un servizio satellitare degno di questo nome, e le generaliste non avrebbero subito lo scossone che dal luglio 2003 sono state costrette ad affrontare, insieme alle loro concessionarie. Alle quali Sky Pubblicità ha indicato via via la strada del pubblico targetizzato e profilato, quei nano-share di cui – dopo un iniziale sguardo di sufficienza – Rai e Mediaset stanno facendo tesoro in seguito all’avvento dei loro canali tematici sul digitale terrestre.
Certo, non tutto in questi anni è filato liscio e le scaramucce sono state diverse, tuttavia si può dire che il servizio si sia avvicinato, con una prossimità ora maggiore ora minore, alla miglior offerta possibile in un etere sostanzialmente poco avvezzo alla competizione, stimolato a sua volta dall’avvento di Mediaset Premium che ha costituito senz’altro un ulteriore elemento competitivo nell’ambito di una fascia di clientela meno abbiente.
Alla fine, i numeri sembrano dargli ragione. Con quasi 4,8mln di famiglie abbonate, circa 7.500 dipendenti, oltre 9mld di euro investiti e 19mld di ricchezza generata dai suoi investimenti nell’economia italiana, si può senz’altro sostenere che Sky ormai rappresenti un soggetto economico imprescindibile per l’industria audiovisiva e culturale del nostro Paese. Ecco perché i primi dieci anni della piattaforma meritano di essere festeggiati come di dovere, con un numero speciale, e auguri altrettanto speciali.

Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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