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Sono palinsesti tutti da interpretare quelli della stagione che verrà. Per quantità e specificità. Primo perché, in particolare le generaliste, ma non solo, hanno pensato bene di annunciare un piano d’offerta più ampio: dall’autunno all’inverno, azzardando finanche alcune anticipazioni sulla primavera… Il che consente agli strateghi della programmazione di approntare economie di scala più omogenee, fornendo alle rispettive concessionarie e ai loro potenziali o reali clienti-inserzionisti la possibilità di ragionare meglio e per tempo sulle proprie pianificazioni. Una nota positiva soprattutto in una fase in cui le piattaforme su cui spalmare gli investimenti si stanno articolando consentendo prestazioni più ampie e in concorrenza con quelle del mezzo televisivo. È questa la sfida continua per le concessionarie delle reti, decisamente in difficoltà nel motivare gli investitori. Ed è la stessa, per certi versi, dei centri media che devono far evolvere i propri servizi, sondando, studiano e impadronendosi delle funzioni vitali dei vari web media per capire meglio come, quando e a che prezzo consigliare di usarli ai brand nel loro portfolio, intersecandoli in sinergia col piccolo schermo. Perché se è vero quanto ha sostenuto il presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi alla recente assemblea annuale di Upa, e cioè che l’emorragia degli investimenti pubblicitari entro quest’anno si arresterà e che la fiducia dei consumatori attualmente è ai massimi dal 2010, allora sarebbe giunto il momento di sfoderare l’artiglieria pesante per approfittare di quel 2% di incrementi negli investimenti pubblicitari previsti a partire del 2015. Certo, è poca cosa, ma se fosse effettiva sarebbe un segnale di apertura dello “stargate” di questo incubo senza fine, da oltrepassare di corsa per giungere definitivamente nell’era post-crisi. Un periodo in cui il piccolo schermo potrà concedersi forse più risorse per sperimentare contenuti veramente innovativi, che possano essere misurati attraverso metodologie più efficaci ed efficienti, il SuperPanel di Auditel e lo SmartPanel di Sky sono già sulla buona strada, tanto quanto lo è l’Audiweb che si allarga al mobile. Perché, ha insistito con le sue suggestioni il presidente Upa, «la televisione alimenta il ruminare della rete e si muove dall’etere al wi-fi, (…) mentre il cinema esce dalle sale, si comprime in un tablet, si collega a un schermo e ci restituisce una serie televisiva». Se quindi la comunicazione non può non essere video e mobile, e deve scegliere se essere trans-mediale oppure cross-mediale, anche i palinsesti deve evolversi per poter accogliere questi novelli parametri comunicativi. Insomma, sostiene col suo solito piglio evocativo Sassoli de Bianchi «televisione non è più sinonimo di televisore, (…) ma di superficie intelligente». Viene da chiedersi, allora, fino a che punto le programmazioni della stagione a venire sono nate anche dall’esigenza di questa nuova priorità. Sicuramente più che intelligenti appaiono pragmatiche. A volte di una pragmaticità sana, più spesso di comodo. Si comincia a intravedere qualche tentativo, ma siamo ancora solo a livello di indizi, al massimo coincidenze, come avrebbe detto Agatha Christie. Non ci resta che attendere l’autunno per vedere se sapranno mutarsi in prove.

Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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