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Rieccoci, ancora una volta, alle soglie di una stagione in cui la televisione avrà molto da dimostrare. In prima battuta se continuerà a confermare i 13 mesi di crescita ininterrotta nella raccolta pubblicitaria, indicando un’inversione di tendenza che si aspettava ormai da molto, troppo tempo. In seconda, se ogni canale, ciascuno a suo modo, riuscirà veramente a innovare l’offerta, accrescendo la propria audience e puntando – almeno nelle intenzioni – ad attrarre un target più giovane. Il dato di fatto sicuramente più importante è che la generalista ritorna con prepotenza al centro del confronto e dello scontro, in virtù di quei canali Tv8 e Nove che dopo una stagione di rodaggio si apprestano a mostrare unghie e denti ai competitor, sottraendo loro talent e format. Non è un caso, infatti, che la notizia più clamorosa sia stata il trasloco invernale di Maurizio Crozza (già in predicato per la Rai) da La7 al Nove di Discovery; broadcaster che, a quanto hanno aggiunto successivi rumors dal sen fuggiti, avrebbe peraltro offerto oltre 90mln di euro all’anno a Maria De Filippi affinché piantasse le tende nelle sue frequenze. Probabilmente è anche a causa di questa rincorsa che Rai si è affrettata a schierare sul terreno generalista pure Rai4, prima posizionata in un ambito più circoscritto. Così come è proprio in vista di questa novella concorrenza che Viale Mazzini ha posto particolarmente l’accento sul rinnovo del 33% della programmazione, con 42 novità, di cui 37 programmi inediti e cinque fiction, schierando alla conduzione classici alla Baudo, inventandosi duelli tra Lorella Cuccarini ed Heather Parisi e ingaggiando new entry come Mika. Una spinta a cui non si è sottratta Mediaset, che si è affrettata ad annunciare a stretto giro 16 nuovi programmi di intrattenimento e sei nuove fiction, pari a 107 serate autoprodotte contro le 152 dell’anno scorso. Insomma, anche il Biscione comincia a crederci un po’ di più, e per farlo blinda la De Filippi affidandole la gestione di ben 11 programmi, lega a vita Gerry Scotti, “dissuade” a mollare Paolo Bonolis con la promessa stavolta non di un nuovo programma, ma di un progetto finalmente nuovo in prime time, e si tiene Davide Parenti che non lascia ma raddoppia. Come dire? Qualcosa si muove. E lo dimostra il ritorno di format in seconda serata con un atteso, sperato e mai concretizzato, accorciamento del prime time, per dare spazio e ossigeno a una fascia oraria che nel passato è stata quella d’elezione per le sperimentazioni, e dove diverse reti native digitali la facevano ormai da padrone. Insomma, alla vigilia della scorsa stagione non si poteva non stigmatizzare la confusione che regnava sotto il cielo televisivo, questa volta qualche nebbia si è diradata. È ancora presto per sapere se sarà la volta buona, ma quanto meno va dato atto che in un modo o nell’altro stavolta ci si è assunti l’onore di correre qualche rischio.

Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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