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Ogni autunno è una ripartenza, ma ogni volta l’orchestra tv suona la stessa canzone. Stancamente. Ogni genere ha le sue gioie (poche, a dire il vero) e i suoi dolori (tanti, purtroppo), ma la fiction originale è quello per il quale la soluzione pare ogni volta più immediata e praticabile, ma che alla fine invece si allontana sempre più. Pare una maledizione. Diminuiscono gli investimenti e le audience medie, mentre la produzione internazionale si fa sempre più competitiva sotto il profilo economico e qualitativo. Lo so, è un refrain che abbiamo ripetuto più volte, ma cosa dire davanti a una Sky che produce troppo poco per poter fare tendenza e una Mediaset e una Rai che sono letteralmente annichilite dalla crisi e terrorizzate dagli share? Occorre un segnale di discontinuità, uno schock. Ma quale? Anche perché direttori di rete e produttori appaiono già sufficientemente provati, potrebbero non reggere il colpo. Che sarebbe di grazia… E sbaglia chi, entusiasmandosi (ormai ci si attacca a tutto) per la nomina di Eleonora Andreatta alla direzione di RaiFiction, vagheggia una nuova età dell’oro. Certo, nel suo curriculum non compare – il che torna a suo favore – una direzione di testata, ma come ha dimostrato la direzione generale di Lorenza Lei, nonché dell’Annunziata e della Moratti alla presidenza, in Rai una donna non fa primavera. Soprattutto se non sono le logiche editoriali a cambiare “sesso”. Vero è che corpi estranei come il dg Gubitosi e la presidente Tarantola possono agevolare un cambiamento di “status” che andrebbe nella direzione della mission editoriale affidata a RaiFiction, che prevede storie legate alla contemporaneità, alle nuove tipologie di famiglie, al dibattito sociale in atto in Italia. Ma…
Ma che bello sarebbe se per un bel po’ la si smettesse di insistere con la retorica della memoria condivisa – dai santi e alle agiografie – e si cominciasse a raccontare sistematicamente l’impellente presente. E che bello se a farlo per prima, con convinzione e determinazione fosse proprio quell’azienda, la Rai, che in questi ultimi anni ha perso più chance e credibilità. Ancor più bello sarebbe se la scelta dei progetti non avvenisse più in una logica spartitoria, ma si focalizzasse solo ed esclusivamente sui contenuti. Se così fosse – ma dubitiamo molto che possa lontanamente esserlo – la dott.ssa Andreatta (Tinni per gli intimi) diventerebbe in un colpo solo l’ago della bilancia dell’intera fiction italiana, ripercorrendo i fasti del duo Silva-Munafò che nei tardi anni 90, agli albori di RaiFiction, costrinsero Mediaset a inseguirli sullo stesso terreno. Allora fu viale Mazzini ad averne un consistente vantaggio competitivo. Oggi, da un forte segnale di discontinuità del servizio pubblico, a beneficiarne sarebbe indubitabilmente anche lo spread dei titoli Mediaset e Sky.

Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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