Editorialisti

02 Marzo 2017

Chi non si riorganizza è perduto

Linda Parrinello

Prove tecniche di assestamento. Ovvero, chi non si riorganizza è perduto. Perché i dati sono inclementi, e arrivare troppo tardi – passando dall’attuale fiatone all’infarto conclamato – potrebbe rivelarsi fatale, con la resa totale del broadcasting agli operatori online. Il focus R&S di Mediobanca relativamente al settore televisivo ha tracciato un quadro piuttosto chiaro della direzione verso cui si sta andando: dal 2011 al 2015 il fatturato aggregato è sceso del 13,5%, a causa della flessione della raccolta pubblicitaria (-25%), che ha fatto perdere complessivamente 1,4mld di euro. I conti non vanno bene quindi, e quando si dice che potrebbero andare peggio, si afferma senz’altro il vero; così come ha ragione chi sostiene che potrebbero piuttosto andare meglio.

Anche perché, strada facendo, si è dimostrato che un margine di miglioramento esiste, visto che il 2016 ha appuntato su Sky i galloni pubblicitari di un confortante +14%, su Discovery di un ottimo +15% , nonché di un +4% per Mediaset, e di una crescita dell’8% per Rai e del 2% per La7. Tuttavia, il rischio di voler vedere il bicchiere mezzo pieno è nell’aria, basti vedere come sono stati interpretati i dati di Mediobanca, e non solo questi, dai diversi fronti. Quindi, stupisce che ci si sorprenda ancora quando si scopre che le aziende provano a ottimizzare le loro gestioni. Parliamo dell’operazione Sky che licenzia e fa traslocare risorse dalla romana via Salaria alla milanese Rogoredo, nonché di Mediaset che potrebbe chiamare a Cologno il Tg5 per non parlare dei venti che soffiano sulla struttura di Premium. Rai che continua a tirare la coperta ora da una parte ora dall’altra.

La verità è che – al di là dei tagli a cui si è assistito negli ultimi otto anni – il metodo Urbano Cairo sta facendo scuola, la prassi parsimoniosa che ha imposto a La7 e dintorni – e oggi in Rcs – ha dimostrato che c’è vita oltre un certo modo di fare impresa e televisione. Che – dopo anni di salassi – non basta andare in pari o fare un po’ di utili, quanto avere un’azienda sana: non è più sufficiente arrivare in porto a fine anno, ma occorre avere una nave solida per poter prendere subito il largo. Poi, certo, ogni azienda fa storia a sé. E La7 non è certo Rai o Mediaset, dove le variabili indipendenti e dipendenti vanno ben oltre la volontà e la capacità di chi le gestisce.

 

Dopo anni di continui aggiustamenti di tiro, nella vana speranza che tutto prima o poi tornasse come prima, si impone adesso una sorta di cambio di paradigma industriale, che in Mediaset è stato riassunto nella presentazione a Londra delle Linee guida di sviluppo fino al 2020, e in Sky dalla lettera inviata dall’ad di Sky Andrea Zappia ai suoi dipendenti per spiegare quanto sta accadendo. Si può certamente discutere se le scelte assunte possano essere quelle giuste per raggiungere l’obiettivo, ma non si può non essere d’accordo sul fatto che qualcosa vada fatto. L’aspetto che crea maggiore rammarico è piuttosto l’idea che, così facendo, questo mercato possa espellere – senza possibilità di recupero, stante la sua naturale asfissia – professionalità (e persone) di alto profilo di cui invece avrebbe ancora un grande bisogno.

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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