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I GIOCHI SI GIOCANO ALTROVE

Al di là della cover story dedicata a una realtà che più italiana non si può, l’emittenza locale, giustamente rappresentata da un imprenditore come Luca Montrone e dalla sua Telenorba, che tale mercato hanno contribuito a creare e tenere in vita, a scorrere i temi di questo numero di Tivù si intuiscono alcune cose.

Ovvero che, soprattutto con l’avvento delle piattaforme Svod, gli operatori italiani hanno smesso di guardare di sottecchi il competitor vicino di casa, perché hanno capito (più o meno tutti) che ormai devono giocarsela col mondo intero. Nella comunicazione (vedi l’approfondimento sulle campagne realizzate dai vari brand lanciatisi all’inseguimento di Netflix), e nella competizione strategica. E qui siamo un po’ deficitari, perché se è vero che, come abbiamo scritto - e dimostrato - nel servizio titolato L’audiovisivo è (ormai) un affare di “famiglie”, i giochi si consumano ormai a livello globale, le aziende italiane non hanno una conformazione tale da permettersi di essere competitive in ambiti tanto ampi. Il che è di fatto un vulnus dell’intera economia del Belpaese, ma soprattutto in un settore come quello audiovisivo in generale e televisivo in particolare il mal comune non può - e non deve - essere considerato un mezzo gaudio. E l’insuccesso nell’aver provato a interrompere tale maledizione, vedi la fallita alleanza tra Mediaset e Vivendi, la dice lunga sulla difficoltà di rendere appetibile il nostro Paese a eventuali investitori internazionali.

Un altro aspetto è rappresentato dalla sfida tecnologica: l’arrivo dei contenuti in formato 4K, l’approssimarsi già dell’8K e l’avvento del 5G, stanno mettendo a dura prova anche i player internazionali più qualificati e liquidi. Serviranno altri investimenti per creare, produrre e distribuire in un momento in cui sull’economia occidentale incombe la minaccia di una nuova recessione. La sensazione che i giochi importanti si stiano facendo altrove è palpabile. Così com’è concreta la certezza che, per uscire da questa condizione, sarebbe necessario un nuovo modo di concepire la rilevanza strategica dell’industria audiovisiva del Vecchio Continente. Purtroppo, con i chiari di luna che si profilano in vista delle prossime elezioni europee, sia per le bagarre politiche interne che per quelle internazionali (Brexit in primis), lo scioglimento dell’impasse appare ancora di là da venire. Perciò, mentre l’Europa tergiversa, i gruppi Usa si rafforzano e tracimano.

Commenti

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Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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