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LA SERIALITÀ ITALIANA E LA TEORIA DEI TRE CERCHI

Con L’amica geniale si è chiuso un cerchio. Quanto meno il primo. Finalmente, all’interno della new wave della serialità d’esportazione italiana, che vede in prima linea Gomorra, Il commissario Montalbano, The Young Pope, I Medici, si aggiunge una storia tutta al femminile. Si completa così il quadro della fiction made in Italy che continua a essere il genere evento della televisione nostrana, in streaming come on demand. In assenza, infatti, di nuovi format di riferimento in grado di affiancare i lunghi filoni tracciati sulle reti da talent e reality, che - va detto francamente - si stanno prolungando così tanto da risultare ormai ripetitivi, la serialità (quella scritta, diretta e recitata a regola d’arte) è il contenuto che può essere meglio ritagliato a misura di rete, generalista o tematica che sia, per non dire delle offerte svod. È questa la riflessione che ci ha spinto a stilare su questo numero una sorta di bilancio di metà stagione ’18-’19 per capire a che punto è il settore.

 

Lo spunto viene anche dal fatto che la serie diretta da Saverio Costanzo giunge a coronamento della strategia editoriale di Rai Fiction (il secondo cerchio che si chiude) intenta a raccontare da diverse stagioni storie di donne immerse nella realtà quotidiana, sulla scia di un ripensamento degli schemi sul racconto al femminile che è ormai globale. In definitiva, parlare di temi, produttrici, autrici, registe, manager e imprenditrici donne, è l’occasione per tracciare una mappa di tendenze, generi e intenti del mercato italiano, così come di quello europeo e Usa.

 

Come dire? La visuale rimane la stessa, ma ve la proponiamo da un’angolazione inedita, nella speranza che possa presto contribuire a far registrare un recupero degli investimenti venuti meno in questi anni di crisi pubblicitaria. Perché due cose vanno date per certe. La prima è che un nuovo approccio alla produzione seriale in territorio italico c’è e si vede. La seconda che i grandi operatori internazionali (da Netflix ad Amazon) stanno investendo nella nostra fiction il minimo sindacale, mentre si spera che Mediaset ritorni ai fasti del passato e che con la nuova proprietà Sky alzi ulteriormente la posta. Solo così si chiuderebbe il terzo, fondamentale, cerchio.

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Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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