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La miglior difesa È la difesa

Da che mondo è mondo la vulgata vorrebbe che la miglior difesa sia l’attacco. Anche in televisione. Negli ultimi anni quanti canali nativi analogici abbiamo visto, pur di difendere i propri domini di audience, cominciare a scimmiottare i programmi delle reti native digitali, pensando di allettarne il pubblico e rifarsi una verginità? E quante tra le tematiche nate sull’onda del satellite e poi del Dtt, volendo erodere le audience delle generaliste, hanno pensato bene di ingaggiarne i talent? Nell’uno come nell’altro fronte, spesso le opzioni d’attacco si sono rivelate deludenti. Perché? La risposta potrebbe trovarsi tra le pieghe dei palinsesti di questa stagione, dove diversi programmi classici delle reti – vedi Festival di Sanremo, Commissario Montalbano, X Factor, MasterChef, Le iene, C’è posta per te – hanno continuato a performare malgrado tutto. Vince insomma chi sa esprimere al meglio ciò che è. Il che non è una sconfessione della vocazione a innovare, quanto una conferma che la vera innovazione è quando si fa per primi e meglio una cosa che altri non propongono. Per il resto, il lavoro principale sta appunto nel capire bene chi si è e quale pubblico si intende attrarre: su un tavolo verde si tratterebbe di alzare la posta su un numero anziché disperdere la puntata anche su un altro. Lezione appresa a menadito dalla fiction di RaiDue: da Rocco Schiavone a La porta rossa, dove identità del canale, target e prodotto hanno saputo sposarsi senza sconfinare.

 

Non sappiamo bene come sarà tra cinque anni quella che oggi chiamiamo con un termine sempre più ampio e generico “televisione”, per questo l’ambizione maggiore dovrebbe essere quella di diventare al meglio quello che si è, includendo l’opzione evolutiva. Attaccare lì dove altri sono arrivati prima e si sono dimostrati bravi è già una resa competitiva, perché si arriva – se va bene – solo secondi. Come dire? L’attacco fine a se stesso è francamente sopravvalutato: «L’invincibilità sta nella difesa. La vulnerabilità sta nell’attacco. Se ti difendi sei più forte. Se attacchi sei più debole». Lo sosteneva circa 25 secoli fa Sun Tzu, uno che di tattica e strategia se ne intendeva.

Commenti

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Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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