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Una stagione in difesa

C’era una volta, un anno fa, un panorama televisivo e adesso ce n’è esattamente un altro. È trascorso un anno, ma sembra un lustro, in cui – alla presentazione dei palinsesti autunnali – Mediaset arrivava con il carico di ottimismo di chi aveva risolto il dilemma Premium, ceduta (sulla carta) nei mesi precedenti a Vivendi. C’era una volta, un anno fa – ma sembra passato un decennio – quando la Rai approdava al Conservatorio di Milano tutta di nuovo agghindata: con un novello e smagliante dg Antonio Campo Dall’Orto, tre giovani e baldanzosi aspiranti direttori di rete (Andrea Fabiano, Ilaria Dallatana, Daria Bignardi), nonché uno sfavillante servizio RaiPlay pronto al decollo. E, come se tutto ciò non bastasse, per entrambi i broadcaster una pioggia di novelli programmi come se non ci fosse un domani.

 

Un anno è trascorso e il panorama è mutato: Mediaset è piombata in ambasce, a causa del dietrofront su Premium del gruppo guidato da Vincent Bolloré, che di riffa o di raffa ha creato un buco di 300mln di euro nei conti 2016 del Biscione, ma si è consolata annunciando strategie produttive italocentriche e l’arrivo del proprio servizio on demand – Mediaset Play – di là da venire (pare entro l’anno). Sono bastati meno di 365 giorni perché si placasse anche la ventata di nuovismo di Campo Dall’Orto, seppellita sotto un diluvio di polemiche macerie, mentre chi l’ha sostituito continua a fare, dopo mesi, maldestramente i conti con la patata bollente dell’affaire Fabio Fazio, su cui non si riescono a fugare dubbi e perplessità. Ma in autunno chi vivrà vedrà.

E cosa vedrà? Vedrà un mercato ancora tramortito dalla crisi, dove è vero – come sostiene il presidente di Upa, Lorenzo Sassoli de Bianchi, nella nostra cover story – che la televisione rimane centrale, ma che deve fare i conti con un web sempre più aggressivo; un mercato dove anche La7 del pur efficiente Urbano Cairo è alla continua ricerca di un saldo collocamento strategico (Tv8 e Nove le fiatano sul collo) e dove la stella di Sky brilla a intermittenza: bene i conti, ma la concorrenza degli Ott si rafforza, non a caso a ridosso dell’estate e in vista dell’autunno è giunta la (sacrosanta) decisione di fare diventare di serie Sky Box Sets, mentre lascia perplessi l’aver spalmato in 13 mensilità l’abbonamento annuale. Ormai sotto il profilo squisitamente editoriale i tre poli generalisti (anche se sarebbe più giusto dire, i due poli e mezzo) si sono divisi grosso modo gli ambiti di maggior influenza: la fiction per la Rai, l’intrattenimento per Mediaset, l’informazione per La7. Quindi, ai cultori delle novità non resta che attendere metà settembre, quando il parco delle native digitali – satellitari in primis, e poi le tematiche Rai, Mediaset e Discovery – presenteranno i palinsesti della loro offerta. Chissà che almeno da questo fronte non arrivi quel colpo di reni che possa dare sprint e colore a una stagione che appare pensata decisamente in difesa.

Commenti

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Linda Parrinello


In Editoriale Duesse da:
 non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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