e-duesse.it / Editorial(ist)i / Stefano Radice

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Quello che si terrà il 23 maggio sarà un congresso nazionale cruciale per l’Anec. E non ce ne vogliano gli ultimi presidenti che hanno portato a termine i loro mandati: Paolo Protti, Lionello Cerri, Luigi Cuciniello. È cruciale per le condizioni in cui ci arriva la storica Associazione Nazionale Esercenti Cinema, molto divisa al suo interno come forse mai prima d’ora. E non solo per la contrapposizione che a novembre ha visto sfidarsi Giorgio Ferrero e Alberto Francesconi e che ha fatto emergere chiaramente questa divisione. Sono sempre più marcate le contrapposizioni tra delegazioni del Nord e del Sud, come anche quelle tra nuove generazioni ed esercenti di lunga data, che rendono difficile il lavorare insieme; è come se ognuna delle parti in causa avesse come obiettivo quello di ottenere il risultato vantaggioso per sé. criviamo queste considerazioni quando ancora le candidature per la nuova presidenza non sono state ufficializzate (dovrebbero esserlo in questi giorni di festival di Cannes). Non ci interessa chi sarà eletto ma, chiunque sia, dovrà saper interpretare in modo unitario il ruolo e dovrà rilanciare l’Anec. Sappiamo che al suo interno ci sono grandi competenze; professionisti esperti che vivono quotidianamente i problemi dell’esercizio. Siamo consapevoli che il modello di rappresentatività associativa sia entrato in una fase di crisi. E questo non riguarda solo le sale cinematografiche ma molti altri ambiti. Tuttavia, le sfide che l’Anec si trova davanti sono tante ed è importante che le possa affrontare muovendosi con una voce sola e portando avanti quanto di buono fatto negli anni scorsi. C’è da monitorare l’andamento della legge cinema in tutti i risvolti relativi alle sale; c’è da riallacciare un proficuo rapporto di collaborazione e scambio con l’Anica dopo la frattura dei CinemaDays; ci sono cambiamenti nell’industria audiovisiva che richiedono prontezza di riflessi e un’associazione attenta e in grado far sentire la sua voce. Che deve essere unitaria. Sono solo alcuni dei temi per far capire che le sfide che l’Anec ha davanti sono ancora molte e meritano la massima attenzione e un’associazione finalmente libera da divisioni e inutili personalismi. Chi saprà interpretare in questo modo il ruolo di presidente, avrà compiuto già buona parte del lavoro.