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Quando abbiamo letto l’intervista rilasciata a Il sole 24ore prima del Festival di Cannes dal presidente Anica Francesco Rutelli, siamo stati molto contenti. Da parecchio tempo scriviamo sulla necessità forte e ormai ineludibile che tutta la filiera cinematografica si ritrovi per affrontare il tema della window. Per Rutelli, infatti, bisogna ridiscutere i tempi che intercorrono tra l’uscita in sala di un film e i suoi sfruttamenti successivi. Il presidente Anica auspica che gli operatori italiani non si facciano sorprendere da tutti i cambiamenti che stanno avvenendo nell’audiovisivo a livello mondiale e che avranno ripercussioni inevitabili anche in Italia. Pensiamo alla costante crescita di Netflix e Amazon; a quello che potrebbe accadere se l’antitrust americano darà il via libera definitivo all’acquisto di Time Warner da parte di AT&T, o se si concretizzerà l’acquisizione di Fox da parte di Disney. O se Microsoft dovesse comprare Netflix. Non stiamo parlando di fantascienza ma di una serie di operazioni che avranno un impatto sulla produzione, sul consumo e sulla distribuzione di contenuti audiovisivi. Teniamo presente, poi, che Disney sta sviluppando la sua piattaforma svod e altri studios seguiranno. Inoltre, di recente in Cina è stata lanciata l’app Smart Cinema per favorire la visione di film su smartphone, in contemporanea con i cinema.Un’operazione che dovrà ottenere il via libera dall’agenzia governativa State Administration of Radio and Television (SART) e che dovrebbe rivolgersi a quegli utenti che vivono in zone prive di schermi. Ma è un altro segnale di come tutto stia cambiando. È inevitabile, quindi, che il sistema di window così come lo conosciamo, in tempi più o meno lunghi sarà rivisto anche se, ne siamo convinti, una finestra tra cinema e altri sfruttamenti fortunatamente resterà e rimane comunque indispensabile. Negli Usa i manager degli studios e dei più importanti circuiti di sale stanno già parlando di questi temi in cerca di un accordo. Capiamo, quindi, anche chi sostiene che l’Italia dovrà allinearsi a quanto sarà deciso a Hollywood. Ma tenere un atteggiamento sempre attendista e passivo, non aiuta. Intanto alcune cose stanno già accadendo anche da noi; basti pensare all’accordo tra Vision Distribution e TimVision che riguarda i film italiani che vengono proposti sulla piattaforma svod di Tim in contemporanea con l’uscita in Dvd e Blu-ray. Ecco, quindi, che l’invito di Rutelli a tutta la filiera affinché si incontri per affrontare il tema “finestre”, arriva nel momento giusto. Non si tratta di un passaggio facile, tutt’altro. Il tema finestre è delicatissimo per le ripercussioni che avrà sul modello di business di tutto l’audiovisivo e per le ricadute sulle sale. Gli esercenti si lamentano perché troppo spesso si sono trovati a dover accettare come fatto compiuto decisioni prese altrove (basti pensare alla digitalizzazione obbligatoria). E hanno ragione. Per questo un ruolo e una responsabilità particolare la deve giocare l’Anica e, al suo interno, la sezione distributori guidata da Andrea Occhipinti, che devono essere in grado di avviare questo percorso di discussione, coinvolgendo le associazioni e le principali realtà dell’esercizio perché è chiaro che, se si andrà verso un ridimensionamento delle finestre, sarà inevitabile rivedere i rapporti economici che legano i diversi soggetti della filiera; in particolare, quelli tra esercizio e distribuzione. Le sale dovranno essere in qualche modo ricompensate, perché una window ridotta avrà una ripercussione sul box office dei film. È davvero importante avviare oggi un confronto serio e approfondito. Prima che sia troppo tardi. E non si pensi neanche per un attimo che gli esercenti italiani non abbiano la maturità di lavorare insieme per trovare soluzioni che siano “utili” per tutti.

Stefano Radice



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